“LOVE FOOTBALL, HATE RACISM”

“LOVE FOOTBALL, HATE RACISM” Gli RFC Lions sono pronti per una nuova avventura Ancora poche ore e i “leoni casertani” daranno il via a una nuova avventura! Domenica 20 novembre è la prima giornata del Campionato federale di III categoria 2016/2017. La squadra degli RFC Lions sarà allo stadio “V. Palma” di Castel Morrone per sfidarsi con l’A.S.D. Castel Morrone. Comincia una nuova stagione calcistica e gli RFC Lions sono pronti a ripartire per diffondere il loro messaggio di pace e integrazione, attraverso una visione esemplare dello sport quale mezzo per sconfiggere razzismo, discriminazioni e sessismo. Quella che li attende sarà una stagione ricca di impegni e con obiettivi importanti da raggiungere. Oltre al campionato federale, quest’anno gli RFC partecipano anche al Campionato Amatoriale A-Diglio e al Campionato OPES A5 Femminile. “Un altro sogno che si realizza – ammette entusiasta il team -. Nuove partecipazioni che anche stavolta saranno possibili solo grazie al supporto della Fondazione Mario Diana Onlus. Siamo emozionati e determinati, perché quest’anno ci attende una missione ancor più impegnativa. Ci batteremo affinché non si parli più di atleti di serie ‘A’ e atleti di serie ‘B’. A livello nazionale ci sono ancora troppi ostacoli che bloccano il pieno coinvolgimento di calciatori stranieri – spiegano gli RFC -. Forse domenica, per l’inizio del Campionato, saremo costretti a scendere in campo con un solo giocatore straniero, perché l’iter per il tesseramento continua a essere lungo e molto difficile, nonostante si tratti di cittadini con regolare permesso di soggiorno. In Italia la burocrazia richiede troppi mesi, i calciatori sono emarginati e costretti a saltare anche più di sette giornate. E’ una vera ingiustizia perché lo sport è condivisione. Abbiamo deciso che da domenica, al fischio d’inizio, per un minuto, le squadre si siederanno al centro del campo in segno di protesta. Ci è subito giunto il sostegno dell’A.S.D. Castel Morrone e confidiamo nella collaborazione di tutti gli avversari che man mano incontreremo, con la speranza che alla FIGC arrivi il nostro grido di aiuto e il nostro coro ‘LOVE FOOTBALL, HATE RACISM’”. “Ama il calcio, odia il razzismo” è il messaggio che poche settimane fa ha accompagnato gli RFC Lions durante l’Action Week 2016 – la Settimana europea contro il razzismo – che coinvolge i più importanti club d’Europa. “E’ stato ancor più bello – concludono i leoni casertani -. Abbiamo giocato un’amichevole indimenticabile con la Casertana per ribadire i nostri ideali e mostrare alla nostra città e al mondo intero lo striscione ‘Caserta odia il razzismo’”.
La Buona Scuola. Confronto tra esperti sulle buone pratiche delle relazioni a scuola

Cos’è la buona scuola? Come si insegna e cosa occorre fare in una buona scuola? Ma, soprattutto, una scuola può dirsi veramente buona se “si limita” a trasmettere saperi e nozioni? Queste, in sintesi, le principali riflessioni che martedì pomeriggio, al liceo “Alessandro Manzoni” di Caserta, hanno animato il dibattito tra professori e pedagogisti italiani durante il convegno intitolato “Quando la scuola educa. Buone pratiche per le buone relazioni a scuola”. Promosso dalla Fondazione Mario Diana Onlus, in collaborazione con il CTS Caserta (Centro Territoriale di Supporto ai Centri Territoriali per le Nuove Tecnologie nella Didattica per l’Inclusione) e con il patrocinio della Città di Caserta, l’incontro ha coinvolto oltre 200 partecipanti – tra dirigenti scolastici e docenti – avviando un confronto propositivo tra colleghi che ogni giorno svolgono una meravigliosa, ma allo stesso tempo delicata, missione: educare i giovani alla vita! “La Fondazione Mario Diana, istituita in nome di mio padre, Mario, è la sintesi dell’impegno per la memoria con azioni di carattere sociale – ha dichiarato il presidente della Fondazione, Antonio Diana, introducendo i lavori del convegno -. I suoi moniti hanno sempre orientato le nostre scelte, perché già trent’anni fa mio padre affermava che per essere cittadini responsabili occorre essere uomini formati e consapevoli. Riconoscendo all’istruzione una forza motrice capace di favorire lo sviluppo personale, in un mondo sempre più globalizzato, la formazione e la conoscenza sono le leve per uno sviluppo personale delle giovani generazioni. La Fondazione investe sui giovani e sul loro futuro. E ancora oggi la scuola rimane il luogo privilegiato in cui la persona-studente si educa e “si forma”. La nostra Fondazione non farà mai mancare il proprio supporto a simili iniziative”. Un supporto importante che dà coraggio e alimenta la passione degli insegnanti: “Ci riempie di orgoglio sapere che in un momento così delicato e difficile c’è ancora chi crede nel valore della scuola – ha sottolineato la preside del liceo Manzoni, Adele Vairo –. La nostra è una missione al servizio degli alunni, interagire con loro è il momento più bello delle nostre giornate. Solo attraverso un rapporto umano e sincero potremo ridurre il gap che sempre più spesso allontana i giovani dall’istruzione”. Spunti di riflessione condivisi in pieno dall’Assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione del Comune di Caserta, Daniela Borrelli, intervenuta al simposio in rappresentanza della Città di Caserta: “Da insegnante ho molto a cuore le problematiche che sta vivendo la nostra scuola, vivo con preoccupazione i dati dell’abbandono scolastico, la mancanza di servizi nei nostri istituti, i problemi di inclusione. Sono convinta che i cambiamenti del nostro tempo ci debbano far riflettere riportando al centro del dibattito il rapporto affettivo con l’alunno. La scuola dell’innovazione – la cosiddetta 4.0 – non deve farci dimenticare il valore del contatto tra esseri umani. Riportiamo al centro dei nostri obiettivi di educatori l’idea di una paideia globale in cui non si smette mai di imparare dal confronto e dalle relazioni. Sono convinta che il libro di Casey Carter rappresenti per noi tutti una guida e un sostegno validi”. Le tematiche scelte dai relatori e gli spunti di riflessione lasciati ai docenti presenti si sono ispirati a “On Purpose”, il libro del ricercatore americano Samuel Casey Carter tradotto e pubblicato in lingua italiana dall’editrice Città Nuova, grazie al contributo della Fondazione Mario Diana. Prima della conclusione è stata video proiettata un’intervista in cui l’autore spiega che il successo di una buona scuola dipende dalla dinamica relazionale che si instaura tra docenti e studenti, in primis, ma anche con personale amministrativo e dirigente. Il suo testo, attraverso la presentazione di 12 scuole eccellenti d’America, delinea i tratti essenziali di una comunità scolastica in grado di proporsi quale vera e principale risorsa formativa nella vita dei giovani. Il convegno si è concluso con l’intervento del Segretario generale della Fondazione Mario Diana, Elpidio Pota, che ha proposto alcune esperienze e testimonianze sulle buone pratiche scolastiche del territorio casertano. Di seguito riportiamo una sintesi degli interventi dei relatori: “I rapporti stessi educano le persone – ha sottolineato Francesco Lo Presti, Ricercatore di Pedagogia Generale e Sociale all’Università Parthenope di Napoli -. Il paradosso è la forte cesura esistente tra teoria e pratica. La vera innovazione per una buona scuola è la dinamica con cui il docente si mette in relazione con gli allievi e con i nuovi strumenti tecnologici a sua disposizione. Il dato che continuo a raccogliere è che spesso, terminati gli studi, i docenti sono assaliti da un forte senso di inadeguatezza quando entrano in aula e prendono contatto con gli studenti. Per instaurare una relazione educativa “viva” è necessario lavorare sul passaggio dalla formazione professionale all’inserimento nel contesto lavorativo concreto. Mettersi in discussione è fondamentale per un docente, la via del dubbio dà strade possibili da percorrere per arrivare ai giovani. Solo se siamo disponibili a falsificare le nostre idee possiamo arrivare al cuore e ai bisogni degli alunni”. “Una scuola buona e innovativa deve cercare di trasmettere un insegnamento sostenibile – ha sottolineato Monica Fedeli, Professore Associato in Didattica e Sviluppo organizzativo all’Università degli Studi di Padova -. Le strategie delle didattiche sostenibili sono pensate per far crescere la persona in una dimensione di relazioni continue e profonde. Tutti gli attori scolastici vanno coinvolti e devono essere in grado di far sentire le loro voci. La relazione studente-insegnante è componente fondamentale per l’apprendimento. Una buona didattica riesce a coinvolgere gli studenti come partecipanti attivi in tutte le pratiche di insegnamento e apprendimento”. “Istruire a cosa serve? L’enorme bagaglio di conoscenze che trasmettiamo ai giovani serve davvero? O servono più lo stare insieme, la stima reciproca, riflettere… Senza tutto ciò, da sole, le conoscenze servono? E cosa è una mente ben formata? – ha subito chiesto Michele De Beni, Professore di Pedagogia della persona e della comunità all’Istituto Universitario “Sophia” -. Se è vero che istruire significa trasmettere conoscenza, allora l’istruzione non è riempire un secchio di cose e nozioni ma accendere un fuoco che si propaga. Significa insegnare a pensare con
“AlberThon”: I Disagiati vincono l’Hackathon della Fondazione Mario Diana

Il team I Disagiati vince “AlberThon”. Dopo 24 ore no-stop, la squadra composta dai cinque studenti di Informatica Applicata all’Università Parthenope di Napoli – Vincenzo Santopietro (24 anni), Davide Nardone (27 anni), Gianmaria Perillo (26 anni), Francesco Battistone (27 anni) e Antonio Liguori (29 anni) – ha presentato la sua versione Beta, originale e innovativa, dell’Applicazione AlberThon dedicata all’istruzione universitaria e alla formazione professionale dei giovani talenti. Nonostante alcuni Developers abbiano ceduto abbandonando la competizione alle prime luci dell’alba, i 5 simpaticissimi amici non si sono arresi e hanno resistito fino al time out portando a termine il lavoro con grinta e determinazione, dimostrando una forte attitudine al team working. Capacità tecniche dimostrate e originalità del progetto sono le caratteristiche principali della squadra capitanata da Francesco, che hanno orientato la scelta della Giuria di AlberThon. Una menzione particolare è stata assegnata al Team “DKO” per l’idea originale relativa all’utilizzo dell’Avatar e per la qualità della comunicazione grafica del progetto; e al Team la “Bussola” per lo sviluppo di un’App di supporto allo svolgimento della vita accademica dello studente. Alla scadenza esatta del tempo, alle 11:15 di questa mattina, l’Hackathon è terminato e si è insediata la Commissione di valutazione, così composta: Antonio Diana, presidente della Fondazione Mario Diana Onlus; Rosaria della Valle, responsabile del progetto Prometeo; Giulio Lippi, creative director; Maria Laura Mastellone, docente universitaria; e Fabrizio Lapiello, Intel Software innovator. Dopo la proclamazione del team vincitore, tutti i partecipanti sono stati premiati con un ricordo dell’Hackathon: una statuetta che riproduce la mascotte di AlberThon. Tra 45 giorni – così come previsto dal bando di AlberThon – I Disagiati presenteranno la versione finale, Release, dell’Applicazione sviluppata, ed entro 30 giorni dalla consegna riceveranno il premio in danaro di 10.000,00 euro.
“AlberThon”: a Caserta un’invasione di Developers per l’Hackathon della Fondazione Mario Diana

Ha preso il via questa mattina “AlberThon”, la maratona informatica promossa dalla Fondazione Mario Diana Onlus con il supporto del partner tecnico 012factory. Da questa mattina 30 giovani – tra designer, programmatori e sviluppatori software – stanno lavorando suddivisi in squadre alla creazione di un’Applicazione informatica sui temi dell’istruzione universitaria e della formazione professionale dei giovani talenti. L’App vincitrice sarà aperta a tutti i giovani studenti universitari e sarà di supporto per la gestione e lo sviluppo del progetto PROMETEO: uno strumento per accompagnare giovani studenti nel loro iter formativo e professionale, promuovendo percorsi innovativi di consolidamento del legame tra il mondo accademico e quello del lavoro. Sei, finora, le squadre a lavoro ma fino al time out sarà possibile intervenire per partecipare: “I Disagiati”, composta da Vincenzo, Davide, Gianmaria, Francesco e Antonio, 5 amici dell’Università Parthenope di Napoli; “DKO”, formata dall’italo brasiliana Giovanna e dai campani Alessio, Sabato, Claudio e Alessia; “Bussola”, con il cubano Rainel Dilou e i campani Mario, Dario, Cristian e Nicola; “I Sellies”, composta dai 3 amici napoletani Davide, Antonio e Giovanna; “Overflow crew” con i campani Mario, Gloria, Emanuel e Flavia; e il team “Keewe”, composto da Michele, Danilo e Mirko che collaborano con una società di software australiana. Prima dello start dell’Hackathon, è stato il presidente della Fondazione Mario Diana, Antonio Diana, a dare il benvenuto ai Developers di AlberThon spiegando le finalità dell’App richiesta e gli sviluppi futuri del progetto PROMETEO. “Solo un grande impegno, accompagnato da curiosità e conoscenza approfondita, permetterà ai giovani di realizzare i loro sogni – ha concluso Antonio Diana –. Non smettere mai di interessarsi al mondo, vivere con entusiasmo sono gli ingredienti per essere adulti responsabili. In bocca al lupo a voi tutti, vinca il migliore!”. La competizione informatica terminerà domattina alle 11:15, a 24 ore esatte dal via. Solo allora la Commissione tecnica potrà riunirsi per valutare i prototipi presentati e decretare il team vincitore.
“Quando la scuola educa. Buone pratiche per le buone relazioni a scuola”

Oggi sempre più si parla di “buona scuola: un ambiente educativo e di apprendimento” in cui si trasmettono valori, si suscita il gusto per la conoscenza e la scoperta, si valorizzano l’intelligenza, lo stile cognitivo e la creatività di ciascun alunno. In poche parole contribuire insieme alla famiglia ad aiutarli a realizzare i loro sogni e diventare adulti maturi e responsabili. Ma proprio oggi che il sistema scuola è spesso oggetto di critiche e difficoltà, diventa ancor più urgente interrogarsi su quali siano le strategie per riuscire ad arrivare al cuore dei giovani. Partendo da queste considerazioni la Fondazione Mario Diana, in collaborazione con il CTS Caserta (Centro Territoriale di Supporto ai Centri Territoriali per le Nuove Tecnologie nella Didattica per l’Inclusione) e col patrocinio della Città di Caserta, ha promosso per il prossimo 8 novembre il convegno dal titolo “Quando la scuola educa – buone pratiche per le buone relazioni a scuola”. L’incontro si svolgerà nell’Aula magna del Liceo Alessandro Manzoni di Caserta, dalle 15:30 alle 19:00, e sarà principalmente destinato a dirigenti scolastici e docenti con l’obiettivo di avviare un confronto su quanto sia importante il mondo dell’istruzione e porre al centro di ogni azione l’alunno, con un proprio carattere e bisogni specifici. Per le tematiche che affronterà il convegno si ispira a “On Purpose”, il libro del ricercatore americano Samuel Casey Carter che di recente è stato tradotto in lingua italiana dall’editrice Città Nuova e che, grazie al contributo della Fondazione Mario Diana, è stato pubblicato proprio con il titolo “Quando la scuola educa”. Caserta è la prima tappa di presentazione del libro e di dibattito. Per partecipare al convegno è necessario iscriversi cliccando QUI Al termine dell’incontro a dirigenti e docenti sarà rilasciato un attestato valido ai fini dell’aggiornamento. Relatori del convegno saranno Antonio Diana, presidente della Fondazione Mario Diana; Adele Vairo, preside del Liceo Manzoni; Monica Fedeli, dell’Università di Padova; Francesco Lo Presti, Università Parthenope di Napoli; Michele De Beni, Istituto Universitario Sophia di Loppiano; e Fausta Sabatano, coordinatore scientifico del CTS Caserta. Ai lavori interverrà Samuel Casey Carter, in video conferenza. Oltre all’Università Parthenope di Napoli e all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, è partner dell’iniziativa il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
“Neet”, a Milano il primo Convegno Nazionale

Desta preoccupazione il crescente numero dei “Neet”, ovvero dei giovani non più inseriti in un percorso scolastico o formativo ma neppure impegnati in un’attività lavorativa. Un fenomeno che si espande sempre più e non si limita all’Italia ma è in ascesa in tutta Europa con effetti negativi che si ripercuotono non solo in termini di costi ma soprattutto in ambito sociale. Il 3 e il 4 novembre prossimi, a Milano, si terrà il primo Convegno Nazionale sui “Neet” promosso da Fondazione Cariplo, Istituto Toniolo di Studi Superiori e Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano per accendere una riflessione e avviare un confronto su un tema tanto allarmante quanto delicato. Per un Paese è una vera sconfitta dover assistere di anno in anno all’aumento del numero di giovani che vivono demoralizzati, senza speranze nel futuro e in totale condizione di inattività. Il convegno cercherà di rintracciare le cause principali di tale fenomeno stimolando il confronto tra dati europei e italiani, e illustrando i progetti avviati negli ultimi mesi a livello nazionale. Si discuterà anche di policy adeguate e interventi mirati al coinvolgimento e al reinserimento sociale dei neet. Per iscriversi gratuitamente e consultare il programma completo del Convegno è necessario cliccare Qui