Al Liceo Manzoni premiati i vincitori del concorso La Casa Comune

Imparare a guardare alla biodiversità, per prendercene cura: è uno dei richiami dell’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco ed è stato anche il tema dell’interessate incontro che si è svolto nella giornata di ieri, lunedì 25 novembre, presso l’aula magna del prestigioso Liceo Manzoni di Caserta. Fulcro della discussione, la 14esima Giornata della Custodia del Creato, un’iniziativa promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana in sintonia con le altre comunità ecclesiali europee che consiste in una giornata dedicata a sottolineare l’importanza dell’ambientalismo con tutte le sue implicazioni etniche e sociali, anche da parte della Chiesa. Una Chiesa sempre più impegnata a dare seguito alle esortazioni di papa Francesco e della sua Enciclica, nella quale il mondo viene considerato come una casa comune da difendere e rispettare, nelle sue diversità e mille colori.  L’incontro, fortemente voluto dal Dirigente Scolastico del Liceo Manzoni Adele Vairo, ha visto una partecipata discussione tra il Vescovo di Caserta Monsignor Giovanni D’Alise, Don Pasquale Lunato Vicario Foraneo di Caserta Centro e Don Gianmichele Marotta, Direttore Diocesano per i Problemi Sociali, il Lavoro e la Custodia del Creato. Tutti gli interventi hanno seguito una semplice ma importante direzione, ovvero quella della necessità da parte di tutti, nessuno escluso, di rispettare la natura, chi la vive e tutte le sue creature. Dare valore e forza a queste parole è compito di tutti gli attori sociali del territorio, un territorio come quello della provincia di Caserta che ha bisogno di ritrovare dignità e serenità. Come Fondazione abbiamo da sempre fatto tesoro degli insegnamenti dell’Enciclica Laudato si e nel nostro piccolo abbiamo voluto contribuire con delle attività dedicate ai giovani per sottolineare l’importanza della difesa dell’ambiente e della sua biodiversità. L’incontro di ieri, infatti, è stata anche una gradita occasione per premiare gli studenti che hanno partecipato alle attività del progetto Seguimi, il format di educazione ambientale e cittadinanza attiva promosso dalla Fondazione Mario Diana giunto quest’anno alla terza edizione.In particolare sono stati premiati coloro che si sono distinti nel concorso La Casa Comune, ovvero la realizzazione di un elaborato ispirato al fotolibro “La casa Comune – il Grido della Terra”, edito dalla Fondazione Mario Diana, contenente 50 frasi dell’Enciclica, ognuna di esse accompagnata da una fotografia d’autore. Il Monsignor D’Alise, insieme al Segretario Generale della Fondazione Elpidio Pota,  ha consegnato i premi ai primi tre classificati, donando loro il fotolibro cartaceo: primo premio a Ilaria Perrotta della 3^BU, a cui è stata consegnata anche una somma di 100 euro; secondo premio a parimerito a Giulia Falco di 4^BL e a Filippo Ruta di 4^CL. Clicca QUI se vuoi vedere tutte le altre foto della premiazione

Prometeo Summer School Philadelphia: non solo ricerca

Resoconto e testimonianze di una scuola di formazione negli U.S.A. a cui quattro studenti universitari italiani di differenti discipline scientifiche hanno partecipato, accompagnati da Alessandra Smerilli, religiosa salesiana, economista, consulente della Santa Sede ed innamorata dei giovani tanto da essere chiamata a prendere parte al recente Sinodo dei vescovi avente come tema proprio le nuove generazioni. Un’esperienza dei 5 che, scopriamo,  non è stata solo di lavoro, ricerca, studio, programmazione, riunioni giornaliere, report, presentazioni, incontri con aziende e laboratori, ma qualcosa che è andato anche oltre. 12 settembre 2019 Marco Miggiano ed Elpidio Pota 12 agosto 2019, l’Airbus A330 dell’America Airlines è appena atterrato all’aeroporto internazionale di Roma Fiumicino proveniente da Philadelphia; Mariano, Martina, Ilaria, Irene e suor Alessandra, contenti, fanno ritorno alle loro case. Negli stessi minuti dall’account ufficiale di papa Francesco parte un twitter lanciato in occasione della Giornata internazionale della Gioventù istituita dall’Onu nel 1999: «L’educazione con orizzonti aperti alla trascendenza aiuta i giovani a sognare e costruire un mondo più bello. #IYD2019». Leggendo questo articolo fino in fondo potrete scoprire che forse questo messaggio social del Papa, per i 4 ragazzi e per suor Alessandra, è stata una felice coincidenza e nello stesso tempo un’attestazione, seppur non direttamente voluta, all’esperienza da loro vissuta nelle tre settimane precedenti. La terza edizione della Summer School Prometeo Philadelphia si è, quindi, conclusa. Ancora una volta, grazie alla Fondazione Mario Diana Onlus e alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma, un gruppo di giovani universitari ha avuto l’opportunità di svolgere un tirocinio di ricerca di tre settimane presso i laboratori dello Sbarro Health Research Organization di Philadelphia, all’interno della Temple University. Preziosa è stata la collaborazione della Scuola di Economia civile e decisivo il sostegno fornito dall’azienda di Pontecagnano, Automar Logistic. Il nuovo team ha portato a termine un ottimo lavoro dando forma e sostanza al gioco virtuale in 3D Make It Green, dedicato all’economia circolare e alla sostenibilità ambientale. É stata un’esperienza ricca e vissuta in maniera intesa per Mariano Manzi, Martina Mataldi, Irene Sarà e Ilaria Zilio, il gruppo di lavoro della terza edizione, che come ogni anno sono stati guidati e accompagnati dai consigli e dal supporto di Suor Alessandra Smerilli, docente di Economia presso la Facoltà Auxilium, la quale ha condotto con spirito materno ma nello stesso tempo professionale i quattro giovani nel loro tempo di studio, ricerca e svago. “È il terzo anno consecutivo che accompagno i ragazzi in questa avventura oltre oceano – ci racconta Suor Alessandra – Ogni volta è un’esperienza unica. Quest’anno sono rimasta particolarmente colpita per come tutto quello che abbiamo approfondito sia man mano diventato realtà. La realizzazione del gioco è stata per noi una revisione delle nostre abitudini quotidiane. Anche le serie TV viste la sera per rilassarci erano in tema. Ho apprezzato la serietà dei ragazzi, che hanno sempre messo il lavoro al primo posto, ma hanno anche saputo divertirsi e vivere momenti di svago e di cultura. Direi che è stata un’esperienza piena, abbondante, viva”. Stesso giudizio espresso anche dal tutor Andrea Chirico, dello Sbarro Center, elemento fondamentale del gruppo che da anni segue i giovani ricercatori: “Sono davvero felice di questa edizione perché, al di là dei risultati ottenuti in termini operativi (software, videogioco, scenario), penso che torniamo a casa arricchiti di un’esperienza costruttiva per tutti, che ci ha insegnato davvero moltissimo”. I ragazzi hanno avuto momenti di duro lavoro affrontato ogni giorno con incessante impegno, confrontatosi con esperti del settore, docenti universitari e con gli obiettivi del progetto. Non è stato facile ma tutti sono stati contenti dei risultati raggiunti: “Siamo molto grati di questa opportunità: l’esperienza è stata formativa sia dal punto di vista personale che professionale. Abbiamo potuto sperimentare un’occasione lavorativa concreta, per di più oltreoceano, conoscendo nuove persone con competenze diverse”, a raccontarlo Iarlia Zilio, che si è occupata della comunicazione del progetto. Ancora, Mariano Manzi, informatico, condivide le sue sensazioni: “Ognuno ha perfezionato le proprie conoscenze e abilità professionali e insieme abbiamo migliorato molte soft skills quali il problem solving, la capacità di lavorare in team, la capacità di decentrarsi e di delegare, ma soprattutto l’ascolto e l’incontro dell’altro nella vita di tutti i giorni”. Irene Sarà, esperta di grafica, invece ha sottolineato l’aspetto umano di quelle giornate: “Oltre ad un buon rapporto lavorativo si è instaurata anche una profonda amicizia che sta proseguendo nonostante i chilometri di distanza. Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti e del duro lavoro svolto”. “Una delle maggiori soddisfazioni è stata quella di completare il gioco in tempo utile, testarlo e farlo provare. In particolare, ci ha appagato il momento in cui le persone entravano per la prima volta nello scenario virtuale da noi ideato e restavano stupite, si emozionavano, si divertivano. Il progetto ci ha lasciato molta curiosità riguardo lo stato del nostro pianeta, l’economia circolare e il disimpegno morale, esteso ad ogni situazione che viviamo quotidianamente”, conclude infine, Martina Mataldi. Lavoro, ricerca, studio, programmazione, riunioni giornaliere, report, presentazioni, incontri con aziende e laboratori del settore; tutto questo è stata la terza edizione della Summer School di Prometeo, ma non solo. Dietro l’impegno di questi quattro ragazzi c’è tanto altro, un aspetto ancora più intimo che Suor Alessandra ha voluto raccontare attraverso un articolo pubblicato sul quotidiano Avvenire (QUI per leggere l’articolo). In maniera molto spontanea e sincera, in quei giorni, nei quattro universitari, si è costruito un nuovo immaginario tradizionale di comunità anche spirituale e di comunione; le porte della casa si sono aperte ogni giorno per la celebrazione della Messa. Ma c’è di più, perché questo momento di raccoglimento quotidiano è stata l’occasione per attrarre altri giovani universitari del posto con i quali condividere momenti di dialogo e confronto.

Catarina e Grazia: emozioni da New York

Catarina e Grazia, la prima brasiliana la seconda napoletana; entrambe con un trascorso di cittadinanza attiva in diverse associazioni di volontariato sia nel proprio territorio di origine sia in contesti più difficili come il continente africano o le favelas brasiliane. Due perfette sconosciute che sono partite per un periodo di stage in un mondo per loro completamente nuovo, la sede ONU di New York; due studentesse universitarie che hanno avuto la possibilità di vivere insieme un’esperienza che ha cambiato la vita ad entrambe. Attraverso il progetto Prometeo World Onu hanno, infatti, avuto modo di svolgere un tirocinio formativo di quattro mesi presso la sede ONU di New York, grazie alla Fondazione Mario Diana onlus e alla ONG New Humanity, ONG che lavora da anni nella sede delle Nazioni Unite e che per la prima volta nella propria storia ha avuto modo di portare dei tirocinanti a confrontarsi quotidianamente con le attività, i meeting e quel meraviglioso mondo composto da migliaia di persone provenienti da ogni parte del pianeta. Entrare per la prima volta in quel palazzo è stato per loro un mix di ansia e paura; una sede internazionale così importante può certamente suscitare una certa emozione per due ragazze poco più che ventenni; ma subito dopo hanno colto l’esplosione di colori, di vivacità e tutte le opportunità che quelle stanze potevano offrire loro. “Sono arrivata lì che non sapevo nulla, come muovermi, in che modo interagire con gli altri; sono uscita, invece, che mi sentivo una di casa. Essere lì ti insegna tante cose, non solo il linguaggio della diplomazia”, ci spiega Catarina che però ha un unico rammarico, “Anche se io sono rimasta circa due settimane in più rispetto a Grazia, ho la sensazione che se avessimo avuto più tempo saremmo riuscite a raggiungere ancora più obiettivi di quelli che ci eravamo prefissate. Avremmo voluto che questa esperienza insieme non fosse mai terminata per dare continuità al nostro lavoro e per non lasciare tutte le persone meravigliose che abbiamo incontrato”. “Sono tornata a casa molto soddisfatta, veramente carica e con ancora più voglia di fare. Questa avventura in soli quattro mesi mi ha lasciato tanta positività, tanta speranza e tanta passione per quello che studio e per le mie attività di volontariato e progettazione sociale”. Grazia è come sempre raggiante quando racconta la sua vita a New York, non smette mai di sottolineare che tantissime opportunità che ha colto lavorando all’ONU. Una delle cose che maggiormente l’ha colpita è stata proprio l’impatto con la grande Istituzione, “Quando studiamo banalmente dai libri come funziona una realtà complessa come l’ONU ci appare sempre difficile capire i collegamenti, come sono strutturate le commissioni, come si prendono realmente le decisioni. Questa esperienza mi ha dato modo di collegare tutto, mi ha dato una completezza di ragionamento e di analisi di un mondo che è vastissimo e che spesso può essere di difficile lettura. Essere dentro alle Nazioni Unite, anche vivere solo il contesto fa capire quanto lavoro c’è dietro”. La certezza per entrambe è che questo tirocinio ha dato loro modo di crescere, sia personalmente sia a livello lavorativo. “Partecipare a Prometeo World ONU – racconta Grazia – mi ha dato modo di formarmi; ho riscontato una crescita personale e una nuova maturità che mi ha molto sorpreso. Nel mondo del lavoro non è importante quanti buoni voti riesci ad ottenere ma fondamentali diventano tutta una serie di skills che ci consentono di arricchire la nostra professionalità. Una delle cose che sottolineo è il contatto con un nuovo tipo di approccio al lavoro, un obiettivo condiviso con altre persone, la necessità di essere in un team, di guardare in maniera critica per risolvere i problemi. Ho imparato a leggere il mondo, a confrontare il mio mondo con altri, la mia testa con altre”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Catarina, che sottolinea anche lei l’importanza del lavoro di gruppo: “Il rapporto con tutte le persone che abbiamo trovato mi ha fatto crescere tanto. Questo lo poterò sempre con me. Ho imparato davvero tantissimo, soprattutto come sviluppare il mio lavoro nella cooperazione internazionale e in particolare nei processi di pace e conflitto, argomento che mi appassiona molto e di cui mi occupo da tempo. Questo stage mi ha dato una speranza di arrivare in alto”. Catarina e Grazia si sentono fortunate, hanno affrontato insieme momenti difficili. Il loro arrivo a New York non è stato semplicissimo; hanno superato ostacoli che le hanno messe alla prova duramente. Quesa esperienza le ha formate, le ha fatte crescere e rese più mature, consapevoli. Quelli che sono all’apparenza solo dei sogni possono diventare delle realtà se supportate da progetti concreti.

Terza edizione di Prometeo Summer School – Philadelphia 2019

Realizzare un gioco virtuale sull’economia circolare e la sostenibilità ambientale, cogliendo le grandi potenzialità del 3D, così da sensibilizzare i più giovani attraverso uno strumento educativo ma allo stesso tempo accattivante dal punto di vista della giocabilità e della grafica. Era questa la sfida che la Fondazione Mario Diana e la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma, lanciarono nel 2017. Attraverso il progetto Prometeo, pensato per accompagnare giovani di talento nel loro iter formativo e professionale, furono selezionati i primi cinque studenti universitari che partirono per gli Stati Uniti, per svolgere una Summer School di tre settimane. Il loro compito era quello di realizzare le basi per la versione beta del gioco Make It Green; lo avrebbero fatto grazie agli strumenti messi a disposizione dal Centro di Ricerca S.H.R.O. – Sbarro Health Research Organization – di Philadelphia e grazie al coordinamento della prof.ssa Alessandra Smerilli, docente di Economia presso l’Auxilium di Roma. Sono passati tre anni da quella prima Summer school, un’esperienza nata quasi come una scommessa ma che nel corso degli anni si è consolidata come un appuntamento fisso, riuscendo a guadagnare l’attenzione di nuovi partner, di addetti al settore e del mondo accademico statunitense. Grazie al lavoro di dieci studenti che si sono alternati nelle due precedenti edizioni, oggi è possibile affermare che il gioco “Make It Green” è una realtà che sta prendendo forma e ora spetta ad altri quattro studenti continuare lo sviluppo delle versione beta.La nuova squadra partirà il prossimo 18 luglio e affronterà un periodo di tre settimane in cui avranno l’occasione di vivere un’esperienza di scambio nel campo della ricerca applicata e dell’innovazione ma allo stesso tempo comprendere le proprie potenzialità, abilità, capacità di adattamento e di confronto con il mondo economico e sociale, le realtà formative, le Università e i Centri di ricerca di Philadelphia. Avranno così l’opportunità, non solo di contribuire al consolidamento del lavoro svolto fin ora, ma anche di approcciarsi a un mondo completamente nuovo arricchendo il proprio bagaglio culturale e di competenze. La terza edizione della Summer School è come sempre promossa dalla Fondazione Mario Diana e dalla Pontificia Facoltà Auxilium, ma come detto si è arricchita di nuovi partner come S.E.C. – Scuola di Economia Civile e, ancora, potrà contare sul contributo di una importante azienda italiana coma la Automar Logistic SPA. I partecipanti avranno modo di lavorare presso i laboratori del Centro di Ricerca S.H.R.O. ma anche di confrontarsi con docenti e ricercatori della Temple University di Philadelphia. Auguriamo quindi a Irene Sarà, Ilaria Zilo, Mariano Manzi e Martina Mataldi, un grosso bocca in lupo per la loro avventura oltre oceano, sicuri che le loro competenze potranno dare una nuova spinta a quella sfida iniziata tre anni fa!

I primi due mesi di Catarina e Grazia all’ONU in una quotidiana esplosione di colori

Hanno iniziato il loro percorso a New York nella metà dello scorso febbraio. Spaesate, con un po’ di timore, hanno varcato la soglia di quell’immenso palazzo della grande mela che ospita la sede delle Nazioni Unite. Quasi in punta di piedi sono entrate negli uffici che sarebbero stati i loro uffici per i successivi quattro mesi. Lo hanno fatto con la consapevolezza di dover imparare tanto, di poter capire come funziona un’Istituzione fondamentale come quella dell’ONU ma allo stesso tempo sicure che avrebbero potuto contribuire con proposte, idee e stimoli alla crescita di percorsi di solidarietà internazionale. Oggi, a quasi metà del loro percorso di stage, Catarina e Grazia sono ormai entrate nel pieno della loro formazione oltre oceano. Grazie al progetto Prometeo World ONU, sono state le due selezionate, tra decine di candidati, ad avere la possibilità di lavorare negli uffici dell’ONG New Humanity, partner della Fondazione Mario Diana in questo progetto. Quattro mesi di tirocinio in cui le due ragazze hanno la possibilità di conoscere da vicino il lavoro quotidiano e importantissimo che svolgono i funzionari ONU e tutti coloro che attraversano quella struttura. “Quando sei di fronte al palazzo delle Nazioni Unite per la prima volta sembra che stai per entrare in grigi uffici. Una volta che sei dentro però scopri che ogni settimana riserva un’esplosione di colori diversa, con tantissime persone provenienti da tutto il mondo che sono lì per portare idee e confrontarsi. È davvero bellissimo”, dice Grazia soffermandosi anche su un momento particolare, quello della presenza di donne Masai in abiti tradizionali che hanno partecipato ad un meeting sul ruolo della donna in Africa: “Trovare delle donne Masai all’Onu è straordinario, per me è una cosa molto positiva”. Le due stagiste stanno partecipando ad incontri legati ai loro studi e ai loro percorsi professionali. Mentre Grazia sta appunto approfondendo il ruolo della donna in Africa e intervenendo ad incontri sul continente africano, Catarina è concentrata sul futuro del Sud America e in particolare ha scelto di presenziare a diversi incontri in cui il tema centrale è quello della prevenzione e gestioni dei conflitti. Una tematica molto cara anche alla ONG New Humanity che ha attivi diversi progetti di educazione alla pace, che grazie al lavoro di Catarina potranno essere implementati e sviluppati. Entrambe si dicono molto soddisfatte dei loro primi due mesi di lavoro. Hanno, infatti, avuto la possibilità di essere parte attiva in eventi a cui hanno partecipato centinaia di persone, rappresentati della società civile, membri di importanti ONG, esponenti di governi e Ministri. Un’occasione fondamentale per Catarina e Grazia di ascoltare in maniera diretta quelle che sono le proposte per superare endogene difficoltà globali in tema di migrazione e di parità di genere. In poche settimane, oltre 400 eventi. Sono state sviluppate proposte interessanti come la creazione di un Network permanete alle Nazioni Unite per affrontare la delicata questione delle migrazioni, un network che coinvolga membri della società civile per dare realmente voce al popolo dei migranti stessi. Ancora, il ruolo dei giovani migranti e lo sviluppo di progetti in Africa per sostenere e sviluppare le loro soft skills che non li costringerebbe a decidere di migrare, rischiando la propria vita. Un focus, invece, è stato dedicato alla grave situazione che si sta vivendo in Nigeria, soprattutto la locale comunità cristiana con le sempre più gravi minacce da parte di Boko Haram. Altrettanto interessanti, gli incontri sul ruolo della donna nel sud del mondo e non solo. Un mix di culture ha fatto da sfondo a questi meeting. Mutilazioni genitali, disuguaglianze nell’accesso al lavoro, all’istruzione e alla sanità restano minacce da affrontare con urgenza ma la donna, la sua forza e la sua tenacia si stanno sempre più affermando come un elemento indispensabile per lo sviluppo di territori in difficoltà. Non è facile raccontare tutto quello che Catarina e Grazia hanno vissuto in questi primi due mesi; difficile racchiudere in un solo articolo tutti i meeting a cui hanno partecipato, le loro emozioni e le sensazioni vissute. Vogliamo però provare a raccontare, brevemente, due momenti che hanno suscitato nelle due stagiste sentimenti contrastanti di dolore e gioia: “Abbiamo partecipato ad un meeting sul femminicidio e la percentuale dei presenti era composta quasi esclusivamente da donne. Gli uomini presenti ad ascoltare erano solo tre. Per questo incontro ci aspettavamo una partecipazione maschile molto più ampia. Non possiamo parlare di femminicidio solo tra donne. Dei grandi passi avanti sono stati fatti ma, su questa tematica, è necessaria una più incisiva presa di posizione anche da parte dell’uomo”. Un confronto acceso e stimolante si è verificato anche durante uno dei meeting che ha colpito in maniera estremamente positiva Catarina e Grazia. Entrambe hanno, infatti, partecipato allo Youth Forum, un meeting di tre giorni dedicato completamente ai giovani, “un’esperienza davvero formativa e fondamentale per noi e per i nostri studi”. Il Forum consisteva in una serie di incontri dedicati ai giovani di cui la maggior parte gestiti proprio da ragazzi universitari, in particolare dagli studenti della Columbia University. Grazia ha partecipato ad incontri che avevamo come tema centrale il ruolo dei giovani in Africa, mentre Catarina ha preso parte a momenti di confronto su tematiche ancora una volta legate al tema dei conflitti e dell’educazione alla pace, incentrati proprio sul ruolo determinate dei giovani nella prevenzione dei conflitti. “Sono stai eventi che dimostrano come ci sia speranza, in cui abbiamo visto tanti punti di luce. Incontri che sottolineano come il ruolo dei giovani sia fondamentale per il futuro del pianeta e soprattutto di come, in tutto il mondo, uno sviluppo sostenibile sia possibile solo con la creatività e l’intraprendenza di noi giovani”. Papa Francesco nella sua recente Esortazione Apostolica Christus Vivit ha invitato i giovani a prendere loro in mano il futuro del pianeta: “Non lasciare che ti rubino la speranza e la gioia, che ti narcotizzino per usarti come schiavo dei loro interessi. Osa essere di più, perché il tuo essere è più importante di ogni altra cosa”.È l’augurio che rivolgiamo anche noi a Catarina, Grazia e