“AlberThon”, ecco le Linee Guida per i partecipanti all’Hackathon

Manca poco al via di “AlberThon”, l’Hackathon promosso dalla Fondazione Mario Diana Onlus per il 28 e il 29 ottobre prossimi . I partecipanti alla maratona tecnico-informatica si riuniranno in team per sviluppare una specifica Applicazione sul tema dell’istruzione universitaria e della formazione professionale dei giovani studenti, con lo scopo di semplificarne il percorso formativo e fornirgli in un unico strumento le informazioni di carattere generale sul sistema universitario italiano. Per semplificare e facilitare il lavoro delle squadre partecipanti, la Fondazione Mario Diana ha deciso di pubblicare le Linee Guida di AlberThon: un documento, di orientamento non vincolante, che sintetizza gli obiettivi e i contenuti dell’App richiesta. L’Applicazione vincitrice, infatti, offrirà un valido supporto alla Fondazione per lo sviluppo e la gestione del progetto “PROMETEO”: in sintesi, coinvolgerà i partecipanti al progetto creando una Community che consenta scambi di informazioni ed esperienze tra studenti, tra studenti e mondo del lavoro; proporrà strumenti di autovalutazione e di primo orientamento; conterrà elementi utili per misurare l’andamento dei risultati e fornirà risposte alle esigenze concrete come logistica, reperimento delle risorse, condivisione delle idee, agevolazioni, conoscenze sulle possibilità di formazione post laurea, offerte di lavoro… Per consultare e scaricare il file completo con le Linee Guida di AlberThon clicca QUI

“Neet”, a Milano il primo Convegno Nazionale

Desta preoccupazione il crescente numero dei “Neet”, ovvero dei giovani non più inseriti in un percorso scolastico o formativo ma neppure impegnati in un’attività lavorativa. Un fenomeno che si espande sempre più e non si limita all’Italia ma è in ascesa in tutta Europa con effetti negativi che si ripercuotono non solo in termini di costi ma soprattutto in ambito sociale. Il 3 e il 4 novembre prossimi, a Milano, si terrà il primo Convegno Nazionale sui “Neet” promosso da Fondazione Cariplo, Istituto Toniolo di Studi Superiori e Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano per accendere una riflessione e avviare un confronto su un tema tanto allarmante quanto delicato. Per un Paese è una vera sconfitta dover assistere di anno in anno all’aumento del numero di giovani che vivono demoralizzati, senza speranze nel futuro e in totale condizione di inattività. Il convegno cercherà di rintracciare le cause principali di tale fenomeno stimolando il confronto tra dati europei e italiani, e illustrando i progetti avviati negli ultimi mesi a livello nazionale. Si discuterà anche di policy adeguate e interventi mirati al coinvolgimento e al reinserimento sociale dei neet. Per iscriversi gratuitamente e consultare il programma completo del Convegno è necessario cliccare Qui

Yes, You can! Aspettative e valutazioni dei giovani italiani dopo la laurea

Quando si chiude un capitolo importante della vita, ancor prima di proiettarci verso il futuro, siamo soliti ripensare al momento appena trascorso per tirare le somme e fare le nostre valutazioni. Lo stesso accade ai neo laureati che, conseguito il titolo, ripensano agli anni di studio ed esprimono un’opinione su alcuni aspetti legati non solo agli esami svolti ma soprattutto all’organizzazione e ai servizi all’interno dell’ateneo. Informarsi, accogliere i suggerimenti, ascoltare i consigli e l’esperienza di chi ha appena concluso lo stesso cammino che ci apprestiamo a compiere è molto importante, soprattutto quando si parla della scelta dell’università e del nostro futuro. Per questo, all’interno del progetto PROMETEO, la Fondazione Mario Diana ha previsto una serie di incontri di orientamento e confronto tra i talenti partecipanti e un gruppo di giovani professionisti che gli racconterà in concreto l’esperienza vissuta, presentandogli criticità e punti di forza e offrendogli una visione realista del percorso universitario da intraprendere. E non solo: essendo la solidarietà e lo scambio di informazioni tra i giovani l’obiettivo principale, al termine del progetto i ragazzi vincitori delle borse di studio avvieranno programmi di sensibilizzazione nelle scuole, in modo da perpetrare all’infinto un dialogo utile e proficuo tra le nuove generazioni. Ad oggi – stando ai dati diffusi nei primi mesi del 2016 dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea – subito dopo la laurea la maggior parte degli studenti si dichiara soddisfatto del percorso svolto. I più soddisfatti, nell’ambito della laurea di primo livello, sono i laureati in facoltà scientifiche: il 75% sarebbe pronto a confermare la scelta, sia del corso di studi sia dell’ateneo. Qualche ripensamento, invece, per i neo laureati del gruppo linguistico: solo il 52% confermerebbe la scelta. Anche parlando della volontà di proseguire gli studi, e quindi dell’iscrizione all’università, una buona percentuale di laureati italiani – il 67% – si dichiara soddisfatta e lo rifarebbe; il 9% sceglierebbe lo stesso ateneo ma cambierebbe gruppo disciplinare. E sempre dall’esperienza dei neo laureati arriva una conferma importante per il corpo docente italiano: l’84% degli studenti che ha conseguito la laurea si dichiara soddisfatto del rapporto instaurato con i professori; riscontri abbastanza positivi anche per le infrastrutture universitarie, per le condizioni e il numero di postazioni informatiche e per i servizi di biblioteca. Le impressioni variano di continuo quando si tocca il tasto dolente: “E il lavoro?”. In media, a un anno dalla laurea triennale e dalla magistrale biennale, il tasso di occupazione è del 56%; percentuali più alte dopo tre (72%) e cinque anni (77%). In ordine, i settori che offrono maggiori possibilità di impiego ai laureati italiani sono: servizi, 83%; privato, 73%; pubblico, 21%; industria, 15%; no-profit, 5%. Ancora irrisorio l’impiego nel settore dell’agricoltura.      

PROMETEO e i Giovani: insieme per la formazione

Più regolari nello studio, più veloci a completare il percorso, più diligenti! E’ questo, in breve, il profilo dei giovani italiani laureatisi nel 2015. Nel suo XVIII Rapporto, il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea presenta una fotografia precisa e dettagliata che incoraggia ed offre importanti spunti di riflessione. Dal 2001 ad oggi l’età media della laurea si è abbassata passando da 28 a 26,2 anni (tenendo anche conto della riforma che ha interessato il sistema universitario). In particolare, parliamo di 25,1 anni per i laureati di primo livello, 26,9 per i magistrali a ciclo unico e 27,6 per i magistrati biennali. A tal proposito il Consorzio specifica che negli ultimi anni si registra anche un ritardo nell’iscrizione all’università, e sempre più diplomati tendono ad aspettare almeno un anno prima di immatricolarsi per completare il percorso di studi. Altra nota positiva, che di sicuro influisce sul calo dell’età alla laurea, è l’aumento di laureati “in corso”: i giovani d’oggi sono più regolari nello studio. Nel 2010 il 39% degli studenti riusciva a sostenere tutti gli esami e a laurearsi nei tempi previsti. Nel 2015 la percentuale è salita al 47%. Addirittura, dal 2001 al 2015 i laureati in corso sono quintuplicati e i fuori corso sono scesi dal 53% al 18%. Le poche eccezioni di ritardi al conseguimento della laurea sottolineano che, nella media, a laurearsi fuori corso sono gli studenti del gruppo giuridico (55%), letterario (48%), di architettura (47%), ingegneria (44%) e gruppo scientifico (43%); all’estremo opposto si posizionano i laureati dei gruppi delle professioni sanitarie (16%), medicina ed odontoiatria (22%), ma anche di educazione fisica (27%) e gruppo psicologico (29%). Capitolo a parte per la votazione finale, che in questi anni non ha subito modifiche rilevanti ma continua a mantenersi nel valore medio di 102,3 su 110. Anche in questo caso, però, emergono differenze a seconda della facoltà scelta ed anche del tipo di laurea ma, soprattutto, il punteggio finale dipende dai diversi criteri di attribuzione dei voti ai singoli esami, dalle premialità e dai crediti assegnati, dagli standard di valutazione, dalla complessità degli elaborati… Le premesse, dunque, ci sono tutte e i giovani italiani stanno facendo l’impossibile per impegnarsi ma il vero problema resta il “dopo laurea”, quando i mesi cominciano a passare e si ripete nella testa “Ed ora…?”. Attraverso il suo nuovo progetto PROMETEO la Fondazione Mario Diana si pone l’obiettivo di offrire maggiori opportunità lavorative ai giovani neo laureati partecipanti, per liberarli dal senso di smarrimento e dall’insicurezza che sempre più spesso li imprigiona. La possibilità di farsi strada nel mondo del lavoro, attraverso momenti di pratica nelle aziende partner del progetto PROMETEO e la guida di Mentor esperti, infatti, gli consentiranno di acquisire l’esperienza necessaria per sentirsi più sicuri e proseguire con fiducia lungo la strada intrapresa con successo all’università.

Work experience: un network di imprese a sostegno di PROMETEO

Cala sempre più il numero di giovani laureati che hanno svolto attività lavorative durante gli studi. Lo rivela il XVIII Rapporto sul profilo dei laureati italiani 2015 presentato dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea lo scorso 27 aprile a Napoli. Un dato importante che se da un lato consente agli studenti di completare in tempo il percorso universitario per non uscire fuori corso, dall’altro crea maggiori difficoltà – o comunque allunga i tempi – per l’ingresso nel mondo del lavoro dopo la laurea. L’esperienza, infatti, è una carta vincente per un neo laureato che si avvicina al mercato del lavoro. In una società veloce e tecnologica come la nostra è sempre più necessario riuscire ad intrecciare al meglio “sapere” e “saper fare”. Da qui l’importanza dei tirocini formativi e degli stage, esperienze di studio-lavoro che rivestono un ruolo centrale nella formazione dei giovani talenti perché annullano le distanze tra le Università e il mondo del lavoro. Il Rapporto attesta che i laureati nel 2015 con esperienze di tirocinio riconosciute dal corso sono stati il 56% del totale, una quota quasi del tutto invariata rispetto al 2010. In particolare: il 59% dei laureati di primo livello, il 39% dei magistrali a ciclo unico e il 57% dei magistrali biennali. Dalla documentazione per gruppo disciplinare si evince che tra i laureati di primo livello stage e tirocini sono più diffusi nelle facoltà ad indirizzo agrario e sanitario. Ad Ingegneria, invece, solo 32 laureati su 100 hanno svolto un’attività di tirocinio formativo riconosciuta. Sempre rispetto all’anno 2010, cala la percentuale di giovani laureati che durante gli anni all’università hanno svolto un’esperienza lavorativa: 74% sei anni fa, 65% un anno fa. Consapevole dell’importanza che esperienze di lavoro e stage rivestono per una formazione completa e aggiornata, la Fondazione Mario Diana ha deciso di costituire un network di imprese a supporto del suo nuovo progetto PROMETEO, con lo scopo di garantire ai giovani partecipanti percorsi innovativi di work experience e working day. I dati, infatti, parlano chiaro: a un anno dalla laurea – e a parità di condizioni – i laureati (di primo livello e magistrali) che hanno svolto un’attività lavorativa durante gli studi hanno il 57% in più di probabilità di lavorare rispetto a chi non possiede esperienza. E chi vanta stage curriculari ha il 14% in più di possibilità. Allo stesso modo, anche le esperienze di studio all’estero incidono in maniera positiva ed accrescono le possibilità occupazionali, sia perché migliorano le conoscenze linguistiche sia perché favoriscono crescita personale ed esperienziale. A parità di ogni altra condizione, le chance di trovare lavoro per chi ha svolto un soggiorno studi all’estero aumentano del 10%, e già ad un anno dalla laurea.

PROMETEO e i Giovani: insieme per l’Istruzione

Noi tutti abbiamo un sogno nel cassetto, un desiderio che custodiamo in fondo al nostro cuore senza mai lasciarlo andare, con la speranza che prima o poi si realizzi. Ed anche quando parliamo di studio e carriera capita spesso di guardare al passato con un rimpianto, pensando di aver sbagliato qualcosa, di essere stati impulsivi, di non aver avuto la maturità e l’esperienza necessarie per poter ponderare una scelta importante che influenza il resto della vita. Con il suo nuovo progetto PROMETEO la Fondazione Mario Diana si pone l’obiettivo di aiutare i giovani talenti a compiere una scelta consapevole prima di iscriversi all’Università, attraverso percorsi di orientamento, test motivazionali, incontri con giovani professionisti che potranno raccontargli il loro percorso offrendogli un confronto con modelli concreti ed una visione realista del percorso universitario da intraprendere. Oggi più che mai, infatti, considerando il gran numero di facoltà ed indirizzi presenti sul territorio nazionale, questa scelta diventa complicata ed è necessario valutare bene tutti gli aspetti ad essa legati, proprio per evitare di scoprire che le proprie aspirazioni non combaciano con le reali attitudini, e pentirsene durante il percorso di studi. Il primo – importante – aspetto da valutare, proprio guardando ai futuri sbocchi occupazionali, è l’attuale tendenza per sapere quali sono gli indirizzi universitari più richiesti. Stando ai dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, per l’anno accademico 2015/2016 si registra che le facoltà più gettonate sono quelle scientifiche (36,3% delle matricole); seguono le facoltà di area sociale, economica e giuridica (33,3%), tra le quali prevalgono Economia ( 13,7%) e Scienze Politiche (9,7%); quelle umanistiche (19%), dove la più scelta è Lingue (7,8%) seguita da Lettere (6,7%); e quelle sanitarie (10,8%), dove continua a prevalere Medicina. La facoltà più scelta in assoluto è Ingegneria – passata dal 14,1% degli iscritti totali nell’anno 2014/2015 al 14,6% del 2015/2016 – che attrae quasi un quarto (24,8%) dei diplomati con il massimo dei voti. Da studi recenti emerge che i giovani, dopo il diploma, tendono a continuare lungo il percorso avviato alle scuole superiori: chi viene dal classico sceglie facoltà di area giuridica (19,1%) e letteraria (13,5%); chi ha la maturità scientifica si orienta verso facoltà scientifiche, economiche o mediche; il 34,5% dei diplomati al liceo linguistico e il 30% di chi possiede un diploma tecnico per il turismo si iscrive a Lingue; i giovani con maturità tecnica ad indirizzo “Amministrazione finanza e marketing” scelgono in prevalenza l’area economico-statistica (45,3%); i diplomati in istituti tecnici per il settore tecnologico scelgono lauree attinenti; coloro che hanno conseguito il diploma di istituto professionale nel settore dell’industria e dell’artigianato proseguono nell’area economico statistica e in ingegneria; i diplomati degli istituti agrari e alberghieri  si orientano nell’area agraria optando per corsi di laurea in “scienze e tecnologie alimentari” e “scienze dell’economia e della gestione aziendale”. Infatti, stando all’indagine sullo scenario universitario italiano presentata dal quotidiano La Repubblica con l’Istituto di ricerca socioeconomica italiana Censis, negli ultimi tempi si registra un’inversione di tendenza e molti mestieri che fino a poco tempo fa erano ritenuti poco attraenti ritornano in voga. Mentre è fuori dubbio che la formazione scientifica e la conoscenza delle lingue continuino a rivestire un ruolo di primo piano nella società moderna, si discute della necessità di riscoprire il valore e l’importanza dei mestieri antichi. Sempre più Paesi, nonostante l’alta evoluzione tecnologica, lamentano un deficit di bravi elettricisti, idraulici, artigiani del sistema-casa: professioni che proprio in Italia vantano una tradizione di eccellenza ma da diversi anni sono considerate occupazioni di “serie B” da affidare a stranieri ed immigrati. Per gli esperti la riscoperta della manualità è un fenomeno culturale importante ed è giusto che entri negli orizzonti della formazione. Un discorso che si estende al rilancio dell’agricoltura, altro settore dove il “made in Italy” ha un’esperienza ed una storia importanti, che può offrire percorsi di carriera ricchi di soddisfazioni. Le statistiche, inoltre, indicano alcuni settori ben precisi quali sbocchi strategici per il mercato del futuro: Scienze della salute e del benessere, Green economy e Criminologia sono le facoltà in cima alle previsioni. Programmatori di videogiochi, criminologi, esperti dell’alimentazione e dell’economia verde: i giovani aggiornati, lungimiranti e competitivi cominciano ad optare per questi corsi, nuovi e per niente scontati.  Tra gli insegnamenti più originali segnaliamo: il percorso in Video Game inaugurato due anni fa alla Statale di Milano, nella laurea magistrale in Informatica; il corso in Economia aziendale dedicato alla Green economy, al riciclo e al green marketing, che dal prossimo ottobre prenderà il via alla Suor Orsola Benincasa di Napoli; il corso in Sicurezza e cooperazione internazionale che a breve lancerà l’Università di Sassari, in Sardegna; la laurea magistrale in inglese in Scienze e tecnologie per la salute e il benessere della popolazione proposta dall’Università degli Studi di Brescia, per formare dei veri professionisti del settore; ed anche il percorso triennale innovativo – unico in Italia – avviato dalla Federico II di Napoli in Scienze nutraceutiche, con l’obiettivo di informare e formare figure professionali esperte sui benefici di alcuni alimenti o parti di essi.