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Le mille domande aperte sull’Intelligenza Artificiale

Le mille domande aperte sull’Intelligenza Artificiale

Il primo rapporto scientifico globale e indipendente sull’intelligenza artificiale, presentato mercoledì dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha ribadito che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rischia di aggravare le disuguaglianze globali e la finestra per un intervento della governance internazionale si sta chiudendo rapidamente, proprio per l’enorme capacità dell’IA di portare a termine compiti complessi con un minimo coinvolgimento umano. La Fondazione Mario Diana, venerdì 19 giugno, al Belvedere di San Leucio, ha offerto agli oltre mille intervenuti una storia teatrale per accrescere la consapevolezza dei progressi e dei rischi legati a questa potente tecnologia che ha ingenerato una vera e propria rivoluzione in ambito lavorativo, scientifico, sociale e anche umano.

La scelta di Tea, scritto da Filippo Gentili e interpretato con grande intensità da Giorgio Marchesi e Ludovica Martino, è stato uno spettacolo che ha affrontato con coraggio e delicatezza una delle questioni più urgenti del nostro tempo: cosa significa essere umani nell’era dell’intelligenza artificiale? Cosa lasciamo ai nostri figli? Cosa scelgono loro di raccogliere?

Sul palco, un padre ingegnere convinto che il futuro si costruisca con i numeri, e una figlia filosofa convinta che i numeri da soli non bastino. Nessuno dei due ha torto. Ed è proprio in questo spazio — tra la ragione e l’emozione, tra il progresso e la coscienza — che lo spettacolo ha trovato il suo respiro più autentico.

A fine serata, il dialogo con la professoressa Tatiana Tommasi, una dei massimi esperti italiani di robotica e IA, ha trasformato il Belvedere in qualcosa di raro: un luogo di pensiero collettivo. Le domande che sono emerse dal pubblico — e in particolare dai più giovani, vivaci, curiosi, tutt’altro che spaventati — non erano domande di resistenza alla tecnologia. Erano domande di orientamento. Come funziona davvero? Come si usa bene? Chi decide i confini? Chi ci insegna a non subirla?

È emerso con chiarezza un desiderio di formazione, non di fuga. E qui tutte le generazioni si sono ritrovate: nessuna vuole essere né serva né nemica di uno strumento potente, ma tutte vogliono capirlo, governarlo, usarlo con consapevolezza.

Quelle domande appartengono a tutti. Chiedono guida, etica, direzione. Chiedono che le istituzioni politiche e culturali, le scuole, le famiglie, il mondo dell’impresa non si tirino fuori dal dibattito, lasciando le comunità sole davanti a qualcosa che cambia il mondo più velocemente di quanto riusciamo a raccontarlo. Non servono apocalittici né tecno-ottimisti di maniera. Serve educazione, pensiero critico, etica, luoghi in cui imparare a usare l’intelligenza artificiale senza consegnarle ciò che ci rende persone: la libertà, la coscienza, la responsabilità, la cura delle relazioni. Servono istituzioni in grado di comprenderla, spiegarla e regolamentarla proprio come auspicano le Nazioni Unite. La Fondazione Mario Diana continuerà a fare la sua parte anche su questo fronte.