Un anno di ecologia integrale con la Laudato Sì

Lo scorso 24 maggio, la Laudato Sì, l’enciclica ambientale scritta da Papa Francesco ha compiuto 5 anni e in quell’occasione Bergoglio ha invitato tutte le persone di buona volontà a dedicare un anno alla “cura della nostra casa comune e dei nostri fratelli e sorelle più fragili”. La Fondazione Diana ha raccolto l’appello di papa Francesco e ha aderito alla settimana della Laudato Sì con una serie di interviste e di azioni concrete di cura quotidiana dell’ambiente. L’impegno però continua e continuerà non solo con una serie di attività sul e per il territorio ma anche con un appuntamento mensile sul nostro sito web e sui nostri social media. Il 24 di ogni mese pubblicheremo un piccolo estratto dell’enciclica e una storia che mostri concretamente cosa significhi prendersi cura sia della nostra terra, sia di chi la abita nei suoi angoli vicini o sperduti. 

In questo primo appuntamento lasciamoci interpellare da un passaggio dell’introduzione all’enciclica e poi dalla creatività di un’azienda messicana che si occupa di alberi in acciaio che catturano smog. 

Laudato Sì (n.11)
“Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea”.

Combattere l’inquinamento atmosferico con alberi artificiali
Sappiamo che gli alberi hanno una grande capacità di ripulire l’atmosfera e di irrorarla di ossigeno. Hanno però due inconvenienti: richiedono tempo per crescere e ampi spazi che le metropoli non intendono cedergli. Una start-up messicana si è proprio ispirata alla funzione naturale degli alberi per crearne uno artificiale che lavora come 368 alberi reali. “BioUrban 2.0″ è una struttura metallica alta circa quattro metri e larga quasi tre che utilizza delle micro alghe per ripulire l’aria dall’anidride carbonica e da altri agenti inquinanti e restituisce ossigeno puro. Con una tecnologia che copia la fotosintesi clorofilliana, questo tronco d’acciaio funziona come un albero naturale anzi riesce a ripulire l’aria di un ettaro (2,5 acri) di foresta, l’equivalente di ciò che 2.890 persone respirano ogni giorno. L’idea è nata da un ingegnere di Puebla che con i suoi 20 milioni di abitanti, gli oltre 5 milioni di autoveicoli e le centinai di industrie è una tra le città più inquinate della nazione, spesso costretta a fermarsi proprio per gli allarmi generati dalle polveri inquinanti. Come restituire aria pulita in zone dove vivono anziani o dove si muovono tanti pedoni? Questa domanda di Jaime Ferrer, socio fondatore di BiomiTech, ha fatto nascere BioUrban.  “Non sopportavo di veder morire le persone e limitarmi alle proteste”, spiega Ferrer che ha già piantato tre alberi, uno nella sua città, uno in Colombia e uno a Panama e ne ha programmati altri in Turchia e in varie nazioni latino-americane. “BioUrban non vuole sostituire alberi veri, ma completarli in aree in cui piantare una foresta non sarebbe praticabile, come in aree ad alto traffico, o nei terminal delle aziende di trasporto”, spiega Ferrer.