Svanire: a Venezia il dramma della terra dei fuochi

“E’ stato come vivere un sogno. Da sei anni partecipo agli screening come spettatore ma avere l’onore di sedere tra i concorrenti è stato il coronamento di un sogno, un’esperienza unica ed indimenticabile. A poche ore dal rientro a Caserta il regista Angelo Cretella ci racconta i giorni trascorsi al Festival del Cinema di Venezia per partecipare alla prima edizione del concorso I LOVE GAI – Giovani Autori Italiani – con “Svanire”, il corto prodotto dalla Blow Up Film che in soli 20 minuti riesce ad immergere lo spettatore nel dramma della terra dei fuochi. Al suo fianco, in gara con registi, sceneggiatori e produttori degli altri 16 cortometraggi selezionati, Maria Iovine, sua amica e responsabile del montaggio di Svanire. “L’opportunità di partecipare al primo concorso per registi italiani under 40, nell’ambito della Mostra Internazionale del Cinema, è stata la nostra prima vittoria – ha spiegato Angelo -. Svanire è stato selezionato tra oltre 300 corti. Per noi tutti è stato incredibile, ci ha offerto tanta visibilità e la possibilità di conoscere professionisti e autori di fama internazionale. Il Premio per il miglior cortometraggio è andato a “Food For Thought” di Davide Gentile ma siamo orgogliosi di aver presentato l’unico film breve prodotto dal basso, tramite crowdfunding, grazie al sostegno della Fondazione Mario Diana Onlus e del Teatro Civico 14. Ora siamo pronti a tornare a casa, con la voglia di rimetterci a lavoro, spinti a dare sempre di più con l’energia e la magia che solo il Festival di Venezia sa donare”. Il giovane regista casertano non ha dubbi: l’esperienza a Venezia Lido non è stata casuale. “Credo molto al destino – ha concluso – e il fatto che Svanire sia stato scelto proprio mentre sto lavorando alla mia opera prima non è una coincidenza ma un buon augurio”. In questi giorni, infatti, Angelo sta lavorando alla sceneggiatura del suo primo lungometraggio, “L’ultima notte dell’anno”, e spera di dare il via alle riprese per l’estate prossima.

PROMETEO e i Giovani: insieme per la formazione

Più regolari nello studio, più veloci a completare il percorso, più diligenti! E’ questo, in breve, il profilo dei giovani italiani laureatisi nel 2015. Nel suo XVIII Rapporto, il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea presenta una fotografia precisa e dettagliata che incoraggia ed offre importanti spunti di riflessione. Dal 2001 ad oggi l’età media della laurea si è abbassata passando da 28 a 26,2 anni (tenendo anche conto della riforma che ha interessato il sistema universitario). In particolare, parliamo di 25,1 anni per i laureati di primo livello, 26,9 per i magistrali a ciclo unico e 27,6 per i magistrati biennali. A tal proposito il Consorzio specifica che negli ultimi anni si registra anche un ritardo nell’iscrizione all’università, e sempre più diplomati tendono ad aspettare almeno un anno prima di immatricolarsi per completare il percorso di studi. Altra nota positiva, che di sicuro influisce sul calo dell’età alla laurea, è l’aumento di laureati “in corso”: i giovani d’oggi sono più regolari nello studio. Nel 2010 il 39% degli studenti riusciva a sostenere tutti gli esami e a laurearsi nei tempi previsti. Nel 2015 la percentuale è salita al 47%. Addirittura, dal 2001 al 2015 i laureati in corso sono quintuplicati e i fuori corso sono scesi dal 53% al 18%. Le poche eccezioni di ritardi al conseguimento della laurea sottolineano che, nella media, a laurearsi fuori corso sono gli studenti del gruppo giuridico (55%), letterario (48%), di architettura (47%), ingegneria (44%) e gruppo scientifico (43%); all’estremo opposto si posizionano i laureati dei gruppi delle professioni sanitarie (16%), medicina ed odontoiatria (22%), ma anche di educazione fisica (27%) e gruppo psicologico (29%). Capitolo a parte per la votazione finale, che in questi anni non ha subito modifiche rilevanti ma continua a mantenersi nel valore medio di 102,3 su 110. Anche in questo caso, però, emergono differenze a seconda della facoltà scelta ed anche del tipo di laurea ma, soprattutto, il punteggio finale dipende dai diversi criteri di attribuzione dei voti ai singoli esami, dalle premialità e dai crediti assegnati, dagli standard di valutazione, dalla complessità degli elaborati… Le premesse, dunque, ci sono tutte e i giovani italiani stanno facendo l’impossibile per impegnarsi ma il vero problema resta il “dopo laurea”, quando i mesi cominciano a passare e si ripete nella testa “Ed ora…?”. Attraverso il suo nuovo progetto PROMETEO la Fondazione Mario Diana si pone l’obiettivo di offrire maggiori opportunità lavorative ai giovani neo laureati partecipanti, per liberarli dal senso di smarrimento e dall’insicurezza che sempre più spesso li imprigiona. La possibilità di farsi strada nel mondo del lavoro, attraverso momenti di pratica nelle aziende partner del progetto PROMETEO e la guida di Mentor esperti, infatti, gli consentiranno di acquisire l’esperienza necessaria per sentirsi più sicuri e proseguire con fiducia lungo la strada intrapresa con successo all’università.

Premio Mario Diana 2014: si conclude l’attività di ricerca dei due stagisti

“Sono stati tre mesi altamente formativi; i dipendenti della Erreplast e della SRI ci hanno accolti coinvolgendoci nelle attività aziendali e dandoci l’opportunità di approfondire concretamente i nostri studi. Speriamo che il nostro lavoro possa offrire spunti interessanti per fornire un contributo all’impegno della Fondazione, in materia di informazione e sensibilizzazione sui temi dell’ambiente e della raccolta differenziata”. Marco Miggiano e Carmina Mangiacapre non hanno dubbi. Questi ultimi mesi trascorsi nelle aziende Erreplast ed SRI hanno consentito ad entrambi di approfondire ed ampliare le loro conoscenze in materia ambientale. Hanno imparato sul campo quanto sia importante selezionare i rifiuti e quali siano i vantaggi e i risultati del riciclo, sia in termini di tutela ambientale che di risparmio economico. Ed ora che il periodo di ricerca si è concluso i due stagisti hanno presentato il loro studio e sottoposto alcune proposte che possono essere uno stimolo per migliorare la raccolta differenziata e coinvolgere ancor più i cittadini, rendendoli attori consapevoli e responsabili. Il tema di ricerca sul quale Marco e Carmina hanno lavorato in team, dopo aver superato le diverse fasi della selezione indetta dalla Fondazione Mario Diana Onlus, è: “Il ruolo della raccolta differenziata nel sistema di gestione integrata dei rifiuti e le possibilità di recupero e riciclaggio dei vari materiali raccolti, il loro impatto ambientale, i benefici economici e sociali derivanti da un’ottimale gestione dei rifiuti e l’importanza del ruolo di istituzioni e cittadini”. “Lavorare su un tema così importante è stata una bellissima esperienza – spiega Carmina -. Ancora oggi, quello della gestione dei rifiuti è un problema di grande attualità che deve coinvolgere tutti, nessuno escluso. In questi mesi di ricerca siamo partiti dalle normative in vigore, abbiamo studiato le migliori performance sia italiane che europee con il desiderio di capire quanto incidano determinati fattori – quali numero di abitanti, posizione geografica, assenza di pregiudizi – nell’attuazione di un modello vincente. E alla fine ci siamo chiesti come poter intervenire per informare il cittadino e lanciargli un messaggio importante che è legato a piccoli gesti quotidiani che in apparenza potrebbero sembrare banali ma che in realtà sono necessari per svolgere una corretta raccolta differenziata finalizzata alla riduzione e al riciclo dei rifiuti. Tutto questo è contenuto nel nostro studio, che speriamo risulti utile ed interessante”. “Siamo partiti da una domanda che potrebbe sembrare semplice ma non lo è – chiarisce Marco -: ci siamo chiesti quali sono le lacune da colmare e come sono percepite ed affrontate dal cittadino. Sempre più spesso pensiamo che per risolvere il problema dell’inquinamento basti svolgere la raccolta differenziata, ma non è così. O meglio, non basta. Per valorizzare l’intero sistema non possiamo continuare a pensare che il nostro dovere di cittadini responsabili sia conferire il sacchetto nel giorno giusto e nell’apposito cassonetto. I cittadini devono sapere quale strada prenderà il sacchetto, ma allo stesso tempo vanno informati tutti gli attori coinvolti nella gestione dei rifiuti, dal produttore all’operaio specializzato nella selezione e nel riciclo, passando per l’impiegato comunale e il trasportatore. Per questo – conclude – pensiamo sia necessario coinvolgere tutti gli Enti gestori della raccolta differenziata e gli istituti scolastici del territorio con l’obiettivo di adottare e sperimentare la validità di un caso-pilota. Speriamo che queste proposte riescano a sintetizzare un’esperienza positiva e i tre mesi di lavoro, offrendo suggerimenti utili ed occasioni di approfondimento”.

Work experience: un network di imprese a sostegno di PROMETEO

Cala sempre più il numero di giovani laureati che hanno svolto attività lavorative durante gli studi. Lo rivela il XVIII Rapporto sul profilo dei laureati italiani 2015 presentato dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea lo scorso 27 aprile a Napoli. Un dato importante che se da un lato consente agli studenti di completare in tempo il percorso universitario per non uscire fuori corso, dall’altro crea maggiori difficoltà – o comunque allunga i tempi – per l’ingresso nel mondo del lavoro dopo la laurea. L’esperienza, infatti, è una carta vincente per un neo laureato che si avvicina al mercato del lavoro. In una società veloce e tecnologica come la nostra è sempre più necessario riuscire ad intrecciare al meglio “sapere” e “saper fare”. Da qui l’importanza dei tirocini formativi e degli stage, esperienze di studio-lavoro che rivestono un ruolo centrale nella formazione dei giovani talenti perché annullano le distanze tra le Università e il mondo del lavoro. Il Rapporto attesta che i laureati nel 2015 con esperienze di tirocinio riconosciute dal corso sono stati il 56% del totale, una quota quasi del tutto invariata rispetto al 2010. In particolare: il 59% dei laureati di primo livello, il 39% dei magistrali a ciclo unico e il 57% dei magistrali biennali. Dalla documentazione per gruppo disciplinare si evince che tra i laureati di primo livello stage e tirocini sono più diffusi nelle facoltà ad indirizzo agrario e sanitario. Ad Ingegneria, invece, solo 32 laureati su 100 hanno svolto un’attività di tirocinio formativo riconosciuta. Sempre rispetto all’anno 2010, cala la percentuale di giovani laureati che durante gli anni all’università hanno svolto un’esperienza lavorativa: 74% sei anni fa, 65% un anno fa. Consapevole dell’importanza che esperienze di lavoro e stage rivestono per una formazione completa e aggiornata, la Fondazione Mario Diana ha deciso di costituire un network di imprese a supporto del suo nuovo progetto PROMETEO, con lo scopo di garantire ai giovani partecipanti percorsi innovativi di work experience e working day. I dati, infatti, parlano chiaro: a un anno dalla laurea – e a parità di condizioni – i laureati (di primo livello e magistrali) che hanno svolto un’attività lavorativa durante gli studi hanno il 57% in più di probabilità di lavorare rispetto a chi non possiede esperienza. E chi vanta stage curriculari ha il 14% in più di possibilità. Allo stesso modo, anche le esperienze di studio all’estero incidono in maniera positiva ed accrescono le possibilità occupazionali, sia perché migliorano le conoscenze linguistiche sia perché favoriscono crescita personale ed esperienziale. A parità di ogni altra condizione, le chance di trovare lavoro per chi ha svolto un soggiorno studi all’estero aumentano del 10%, e già ad un anno dalla laurea.

PROMETEO e i Giovani: insieme per l’Istruzione

Noi tutti abbiamo un sogno nel cassetto, un desiderio che custodiamo in fondo al nostro cuore senza mai lasciarlo andare, con la speranza che prima o poi si realizzi. Ed anche quando parliamo di studio e carriera capita spesso di guardare al passato con un rimpianto, pensando di aver sbagliato qualcosa, di essere stati impulsivi, di non aver avuto la maturità e l’esperienza necessarie per poter ponderare una scelta importante che influenza il resto della vita. Con il suo nuovo progetto PROMETEO la Fondazione Mario Diana si pone l’obiettivo di aiutare i giovani talenti a compiere una scelta consapevole prima di iscriversi all’Università, attraverso percorsi di orientamento, test motivazionali, incontri con giovani professionisti che potranno raccontargli il loro percorso offrendogli un confronto con modelli concreti ed una visione realista del percorso universitario da intraprendere. Oggi più che mai, infatti, considerando il gran numero di facoltà ed indirizzi presenti sul territorio nazionale, questa scelta diventa complicata ed è necessario valutare bene tutti gli aspetti ad essa legati, proprio per evitare di scoprire che le proprie aspirazioni non combaciano con le reali attitudini, e pentirsene durante il percorso di studi. Il primo – importante – aspetto da valutare, proprio guardando ai futuri sbocchi occupazionali, è l’attuale tendenza per sapere quali sono gli indirizzi universitari più richiesti. Stando ai dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, per l’anno accademico 2015/2016 si registra che le facoltà più gettonate sono quelle scientifiche (36,3% delle matricole); seguono le facoltà di area sociale, economica e giuridica (33,3%), tra le quali prevalgono Economia ( 13,7%) e Scienze Politiche (9,7%); quelle umanistiche (19%), dove la più scelta è Lingue (7,8%) seguita da Lettere (6,7%); e quelle sanitarie (10,8%), dove continua a prevalere Medicina. La facoltà più scelta in assoluto è Ingegneria – passata dal 14,1% degli iscritti totali nell’anno 2014/2015 al 14,6% del 2015/2016 – che attrae quasi un quarto (24,8%) dei diplomati con il massimo dei voti. Da studi recenti emerge che i giovani, dopo il diploma, tendono a continuare lungo il percorso avviato alle scuole superiori: chi viene dal classico sceglie facoltà di area giuridica (19,1%) e letteraria (13,5%); chi ha la maturità scientifica si orienta verso facoltà scientifiche, economiche o mediche; il 34,5% dei diplomati al liceo linguistico e il 30% di chi possiede un diploma tecnico per il turismo si iscrive a Lingue; i giovani con maturità tecnica ad indirizzo “Amministrazione finanza e marketing” scelgono in prevalenza l’area economico-statistica (45,3%); i diplomati in istituti tecnici per il settore tecnologico scelgono lauree attinenti; coloro che hanno conseguito il diploma di istituto professionale nel settore dell’industria e dell’artigianato proseguono nell’area economico statistica e in ingegneria; i diplomati degli istituti agrari e alberghieri  si orientano nell’area agraria optando per corsi di laurea in “scienze e tecnologie alimentari” e “scienze dell’economia e della gestione aziendale”. Infatti, stando all’indagine sullo scenario universitario italiano presentata dal quotidiano La Repubblica con l’Istituto di ricerca socioeconomica italiana Censis, negli ultimi tempi si registra un’inversione di tendenza e molti mestieri che fino a poco tempo fa erano ritenuti poco attraenti ritornano in voga. Mentre è fuori dubbio che la formazione scientifica e la conoscenza delle lingue continuino a rivestire un ruolo di primo piano nella società moderna, si discute della necessità di riscoprire il valore e l’importanza dei mestieri antichi. Sempre più Paesi, nonostante l’alta evoluzione tecnologica, lamentano un deficit di bravi elettricisti, idraulici, artigiani del sistema-casa: professioni che proprio in Italia vantano una tradizione di eccellenza ma da diversi anni sono considerate occupazioni di “serie B” da affidare a stranieri ed immigrati. Per gli esperti la riscoperta della manualità è un fenomeno culturale importante ed è giusto che entri negli orizzonti della formazione. Un discorso che si estende al rilancio dell’agricoltura, altro settore dove il “made in Italy” ha un’esperienza ed una storia importanti, che può offrire percorsi di carriera ricchi di soddisfazioni. Le statistiche, inoltre, indicano alcuni settori ben precisi quali sbocchi strategici per il mercato del futuro: Scienze della salute e del benessere, Green economy e Criminologia sono le facoltà in cima alle previsioni. Programmatori di videogiochi, criminologi, esperti dell’alimentazione e dell’economia verde: i giovani aggiornati, lungimiranti e competitivi cominciano ad optare per questi corsi, nuovi e per niente scontati.  Tra gli insegnamenti più originali segnaliamo: il percorso in Video Game inaugurato due anni fa alla Statale di Milano, nella laurea magistrale in Informatica; il corso in Economia aziendale dedicato alla Green economy, al riciclo e al green marketing, che dal prossimo ottobre prenderà il via alla Suor Orsola Benincasa di Napoli; il corso in Sicurezza e cooperazione internazionale che a breve lancerà l’Università di Sassari, in Sardegna; la laurea magistrale in inglese in Scienze e tecnologie per la salute e il benessere della popolazione proposta dall’Università degli Studi di Brescia, per formare dei veri professionisti del settore; ed anche il percorso triennale innovativo – unico in Italia – avviato dalla Federico II di Napoli in Scienze nutraceutiche, con l’obiettivo di informare e formare figure professionali esperte sui benefici di alcuni alimenti o parti di essi.

Bene comune e progresso sociale: il futuro parte dall’Economia civile

“Un’idea di economia civile in cui sicurezza, prudenza e umanità diventano fonte di crescita e sviluppo per l’intera comunità e non devono limitarsi al progresso del singolo. Il bene comune parte dal confronto e da scambi reciproci – sia pratici che mentali -: l’interesse di ogni individuo si realizza assieme a quello degli altri, non già contro né a prescindere dagli interessi degli altri”. E’ il bellissimo pensiero con cui ieri pomeriggio, al Belvedere di San Leucio, il noto Economista e Accademico italiano Luigino Bruni ha aperto un momento di riflessione organizzato dalla Fondazione Mario Diana Onlus con la SEC – Scuola di Economia Civile di Incisa Valdarno – nell’ambito della II edizione della Summer School, in corso a Torre del Greco, nella suggestiva cornice di Villa Tiberiade. Quest’anno la Summer School ha coinvolto imprenditori, docenti e cittadini in cerca di una nuova via per l’economia e la società italiana, con l’obiettivo di analizzare le trasformazioni che stanno coinvolgendo la cultura dell’impresa e del management. Il neo Assessore alla Cultura della Città di Caserta, Daniela Borrelli, ha elogiato l’impegno della SEC – Scuola di Economia Civile – e la scelta di organizzare un visita al Complesso Monumentale di San Leucio nell’ambito della II Edizione della Summer School; un sito simbolo di quella economia civile tanto elogiata e auspicata da Antonio Genovesi, sacerdote ed economista salernitano. “Per la sua storia e il suo passato – ha ricordato la Prof.ssa Borrelli – il Belvedere di San Leucio coniuga tutto ciò che oggi l’economia dovrebbe rappresentare in una società aperta e tesa al futuro: un luogo in cui formazione e studio riescano a convivere con buone pratiche e azioni responsabili, ma anche con momenti di svago e divertimento tesi ad arricchire lo sviluppo e la crescita personali”. “L’economia civile non è un museo – ha concluso Silvia Vacca, Presidente della Scuola di Economia Civile -. E’ un modo di agire, di relazionarsi e di vivere che pensa all’altro e progetta per il domani. E’ quindi necessario pensare all’economia civile quale sinonimo di bene comune, reciprocità, valorizzazione dello sviluppo personale e ricerca condotta con efficienza ed equità”. Toccante l’intervento di Massimiliano Noviello, figlio di Domenico, vittima innocente della criminalità organizzata. Il suo racconto e la sua testimonianza hanno ricordato che dalla sofferenza possono nascere semi di speranza e azioni di impegno generoso e fecondo per il proprio territorio, capaci di alimentare solidarietà e riscatto sociale. La storia che ha vissuto e il dolore per l’uccisione di un padre che ha lottato per non cedere all’illegalità lo hanno spinto ad impegnarsi per il bene comune. Con Gennaro Del Prete, anch’egli figlio di un uomo ucciso dalla camorra – Federico – Massimiliano ha fondato la Cooperativa Ventuno: una start-up per la rivendita di prodotti ecologici e compostabili, dai bio-shopper ai prodotti per l’agricoltura e a quelli usa e getta per la ristorazione. “Oggi possiamo dire che la morte dei nostri padri non è stata vana – ha dichiarato Massimiliano – perché il loro coraggio e la voglia di una società civile fondata sulla legalità e sul lavoro onesto continua a vivere nella Cooperativa sociale”.