Domenico e i suoi chiodi: al Villaggio per la Terra tutto comincia da un gesto

La Fondazione Mario Diana al Villaggio per la Terra di Villa Borghese: educazione ambientale, economia circolare e la lezione inaspettata di un bambino di cinque anni.

C’è un momento che vale più di mille convegni. Domenico ha cinque anni, poco più di un metro di altezza e occhi che non perdono nulla. Ha trascorso il pomeriggio del 19 aprile scorso, al Villaggio per la Terra di Villa Borghese a Roma, tra le teche del Museo del Danno, un progetto sostenuto dalla Fondazione Mario Diana che trasforma i rifiuti spiaggiati in installazioni artistiche. Esposti dietro i vetri ci sono pupazzi Disney, Barbie, Minions, orsi di peluche che, dopo giorni in mare, si riempiono di sabbia e diventano impossibili da sollevare. Domenico ha scoperto che le sorprese di plastica delle uova di cioccolato, se finiscono in mare, possono essere inghiottite da un pesce e ucciderlo. Ha imparato che certi materiali impiegano tra i 450 e i 500 anni per dissolversi.

A fine giornata, poi, si è presentato allo stand della Fondazione con una dozzina di chiodi raccolti nei viali del parco. Li ha consegnati con solennità. Era il suo contributo a rendere il pianeta migliore, a partire dai prati e dai sentieri che aveva percorso quel pomeriggio.

È difficile immaginare un manifesto più potente di così.

La Fondazione al Villaggio per la Terra
La 56ª edizione del Villaggio per la Terra — l’evento promosso ogni anno in occasione della Giornata della Terra — aveva quest’anno un tema tanto semplice quanto sfidante: “Tutto comincia da un sogno”. La Fondazione Mario Diana ha partecipato con uno stand dedicato all’educazione ambientale e all’economia circolare, presentando anche i progetti di riciclo per le scuole elaborati da Corepla e CIAL.

Insegnanti, famiglie, bambini: lo spazio ha accolto decine di visitatori curiosi di conoscere i programmi di educazione ambientale e di riciclo attivi sul territorio. Vatican News e il gruppo editoriale Città Nuova hanno voluto approfondire il lavoro della Fondazione e, soprattutto, la sua visione sulla sostenibilità e sull’economia circolare: temi particolarmente urgenti e attuali.

Il sogno di Mario Diana, ancora vivo
Durante le interviste, Ilaria e Maria Antonietta Diana, nipoti dell’imprenditore Mario Diana a cui la Fondazione è dedicata, hanno ricordato con chiarezza la posta in gioco: «Il riciclo e la salvaguardia dell’ambiente rappresentano il presente e il futuro non solo delle attività imprenditoriali, ma della nostra casa comune».

Parole che risuonano ancora più forti se si pensa a quando furono pronunciate per la prima volta — non oggi, ma negli anni Settanta, in terra casertana — da un imprenditore che aveva intuito con decenni di anticipo che l’economia circolare non era una moda, ma un destino. Un sogno, appunto, che la Fondazione continua ad alimentare attraverso i suoi programmi, proprio per trasformare la consapevolezza in azione e l’azione in comunità. Perché i sogni, da soli, non bastano. Ma i sogni che diventano gesti — anche piccoli, anche quotidiani, come quelli di Domenico — cambiano davvero le cose.