Un club esclusivo per sconfiggere la fame

Le notizie dal Brasile sulla pandemia, i morti, gli ospedali al collasso, la  carenza di ossigeno nello stato di Manaus sono state una tragedia nella tragedia. Ce n’è poi una che sta dietro le quinte, di cui si parla poco, ma che tocca da vicino non solo la nazione sud americana, ma anche gli Stati Uniti, l’Italia, la nostra comunità: la fame. Una realtà che pensavamo sconfitta o vicina alla fine. L’Onu si è data come obiettivo 2 della sua agenda per lo sviluppo sostenibile di aggiungere uno zero alla parola fame. Fame zero entro il 2030. Un’utopia? Non per Beto, 14 anni, di Recife, città del nordest brasiliano. Lui e i suoi amici son stati sempre affascinati dai club, luoghi esclusivi e molte volte nella sua città escludenti. Il club di Beto nasce nella sua scuola, in una zona periferica della città dove la miseria è il pane quotidiano. Per farne parte, non servono né tessere, né status sociale, ma un atto di coraggio: staccarsi da un oggetto personale a cui si tiene e donarlo. Il club infatti si chiama quel del dare. Cosa ci fanno Beto e i suoi amici con tutti questi “doni coraggiosi”? “Ci siamo accorti che una signora vedova con quattro bambini viveva in una baracca di teli di plastica – spiega Beto – Abbiamo venduto tutti gli oggetti di cui io e i miei amici ci eravamo staccati e abbiamo provveduto prima ai loro bisogni più urgenti, poi alla casa”. La voce si è sparsa presto. Il club del dare costruiva case per i poveri e così alcune rivendite di materiale edile hanno provveduto a forti sconti sugli acquisti. Le case costruite da Beto e i suoi amici sono cinque e quelle ristrutturate quattro. Per una delle case, un ente ha donato la somma per comprare il terreno dove realizzarla. Ma oltre alle case si è materializzata anche una sedia a rotelle per la nonna di uno dei soci del club. Ora si raccoglie anche materiale scolastico, alimenti, vestiti che poi vengono ridonati a chi ne ha bisogno. “Abbiamo iniziato in dieci, oggi siamo novanta”, spiega Beto soddisfatto. Di questi club del dare ne sono nati tanti in varie parti del mondo grazie alla rete internazionale dei Ragazzi per l’unità – Teens for unity che hanno aderito all’obiettivo Fame Zero dell’Onu mettendo in gioco, come loro dicono: Testa, Cuore e Mani. Un impegno che hanno sintetizzato in 3 schede dove informarsi, ascoltare il grido della sofferenza e accogliere diventano concretezza e si traducono in fare rete con altre realtà associative che lavorano per lo stesso obiettivo, aiutare nelle mense dei poveri, accogliere le diversità, non rubare oggi per non rubare domani. Il club del dare non è solo roba da ragazzi e Beto conta anche su un socio 91, 92, 93, etc.: tutti noi ispirati dalla sua storia.