Se ai poveri spetta lo 0,3% di vaccini

Lualhati, a 104 anni, ha ricevuto in luglio la sua prima dose, in una città delle Filippine

di Maddalena Maltese, da New York

Non vedere la sua famiglia. Saltare per settimane gli incontri settimanali con i suoi fratelli. Non visitare un parente ammalato e non poter dirgli addio, nei suoi ultimi momenti. Per Lualhati Masanga di Pasig City nelle Filippine, l’epidemia di Coronavirus si è tradotta in isolamento. Con i suoi 104 anni, Lualhati ha resistito agli uragani e terremoti che hanno flagellato la sua area, ma la solitudine impostagli dal Covid è stata tra le più difficili da superare.

Lualhati ha potuto ricevere la sua prima dose di vaccino contro il Coronavirus a fine luglio e con lei gli altri 45.000 anziani che vivono in questo distretto isolato delle Filippine. La diseguaglianza nella distribuzione delle dosi di vaccino non è fatta di numeri ma di vite. Così mentre i paesi occidentali abbondano di dosi e offrono incentivi ai loro cittadini per farsi vaccinare promettendo paghe extra, vincite alle lotterie, buoni spesa, casse di birra e sconti nei negozi, c’è una parte di mondo che attende ancora. I dati pubblicati dalla Banca mondiale mostrano che delle quattro miliardi di dosi somministrate nel mondo, l’84% è andato a paesi di alto e medio reddito e solo lo 0,3% è stato distribuito nei paesi a basso reddito.

Il Sud America ha somministrato solo 59 dosi ogni 100 persone, l’Asia 54 e in tutta l’Africa sono state somministrate solo cinque dosi ogni 100 persone. La realtà dei paesi ricchi è ben diversa. I dati della Duke University mostrano che gli Stati Uniti hanno acquistato vaccini per il doppio della sua popolazione, il Regno Unito ha pagato per quattro volte i suoi abitanti e il Canada per cinque volte la sua popolazione. Quindi, anche se il mondo avrà creato 11 miliardi di dosi totali entro la fine di quest’anno, quasi 9,9 miliardi di quelle dosi sono già state promesse ai paesi a reddito medio-alto e alto.  L’obiettivo 10 dell’Agenda 2030 che mira a ridurre le ineguaglianza sembra non aver resistito alla prova della pandemia. Eppure proprio le stesse agenzie dell’Onu hanno avviato un’alleanza dei vaccini e delle cure con governi e associazioni (Covax) per lavorare insieme in una logica del dono, in attesa che si producano più vaccini e che si modifichino le norme attorno ai brevetti farmaceutici. Anche l’Italia è ingaggiata in questa gara di solidarietà  e il 15 settembre assieme alla Francia, grazie alla rete Covax ha donato 1,4 milioni di dosi al Vietnam. Il dono di tornare ad uscire di casa è quello che ha restituito forze e gioia a Lualhati. La centenaria, accompagnata da una badante, incontra ogni giorno i fratelli e pur a distanza di sicurezza, continua a poter augurare loro un buon giorno.