Evi, la bambina nascosta sopravvissuta all’Olocausto

Sul volto radioso di Evi Blaikie, nelle sue parole cariche di vita si fatica a scorgere l’orrore dell’Olocausto. Eppure, quella fuga rocambolesca da una Parigi invasa dai nazisti alla volta dell’Ungheria, travestita da bambino e con i documenti falsi del cugino, non l’ha mai dimenticata. Non aveva neppure 3 anni. Il padre si era dato alla clandestinità perché comunista, la madre Magda, era stata catturata in un rastrellamento e mandata in un campo di lavoro e lei, a seguito della zia era tornata a Budapest, alle sue origini di ebrea ungherese.

Il 19 marzo 1944, i nazisti invadono la capitale ungherese e Evi si ritrova ancora una volta in fuga, verso una fattoria in campagna stavolta però con la madre, che evasa dal campo aveva camminato a piedi 3 settimane per riabbracciarla. Evi e Magda due donne a cui Auschwitz ha tolto un padre e un marito, nonni e genitori. Si sono salvate perché di fronte all’esercito russo giunto a liberarle hanno recitato in ebraico Shemà Israel – Ascolta Israele, e quel capitano ha capito la lingua della Torah, il loro lasciapassare per la salvezza. Tornano a Parigi, Magda impegnata in mille lavori e Evi sballottata tra orfanotrofi, conventi cattolici, case famiglia. Lo stesso accade quando si trasferiscono nel Regno Unito dove Magda muore nel 1952.

Se la resilienza e il coraggio potessero essere ritratti, Evi ne sarebbe il testimonial. Con tenacia si laurea in lingue in Austria e nel 1960 emigra in Venezuela da uno zio che le offre un lavoro. Da lì il trasferimento a New York, dove studia fashion design e lavora nella 7ma Avenue per 25 anni. In mezzo c’è un marito, un’attivista politico cattolico, 3 figli e 3 nipoti. È il 1991 quando Evi si riconcilia con la sua storia: ad un convegno sugli Hidden Children, i bambini che la comunità ebraica nascose per impedirne la morte. Questa donna determinata decide di creare un’associazione che li riunisca, scrive la sceneggiatura di un documentario Remember us – Ricordateci, dove le vite di questi bambini, ora con i capelli bianchi, diventano memoria e infine scrive anche un libro, Magda’s Daughter – La figlia di Magda, dedicato alla madre. Ci si aspetta che Evi ad 82 anni abbia scelto la pensione: non è così. Nel suo tempo libero insegna inglese ad una scuola per immigrati, frequenta J-street, un’organizzazione ebraica che si batte per la pace e sostiene la nascita di uno stato palestinese e finanzia Hand to Hand un progetto che consente alle scuole in Israele di assumere un insegnante palestinese per garantire la multiculturalità. Questa è Evi, non una sopravvissuta ma una donna che ha fatto dell’orrore una culla di pace e di umanità. “Dobbiamo ricordare perché potrebbe accadere ancora. Quello che è accaduto può succedere di nuovo, se ci distraiamo, se non siamo consapevoli della vita attorno a noi, se non siamo attenti alla politica, se non lottiamo per tutti e non solo per qualcuno”, mi risponde decisa e senza perdere il suo contagioso sorriso.