Goal 4 – Quando la scuola e l’educare fanno la differenza

Il Covid ha cancellato anche i riti legati ai percorsi scolastici ma non l’anima della scuola che è relazione, innovazione, conoscenza. 

La storia di Living Peace
É un anno scolastico anomalo quello che si è appena concluso. Una conclusione senza cerimonie, festeggiamenti, senza goliardie e lacrime di separazione. Questi mesi senza campanella, appelli, con i banchi vuoti e i portoni sbarrati, senza il saluto di professori e maestri, senza la ricreazione e le corse in cortile, si ricorderanno a lungo. Il Covid-19 ha cambiato il concetto di scuola, di formazione, di didattica ma non ha cambiato il concetto di partecipazione, condivisione delle conoscenze, di dibattito sul futuro e approfondimento delle radici.  Il pedagostista Jean Piaget ripeteva che l’obiettivo principale della scuola è quello di “creare uomini che sono capaci di fare cose nuove e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto” e quindi questa capacità di innovazione è stata certamente una delle scoperte legate alla pandemia. Questa capacità di nuovo è quella che ha spinto un insegnante a ideare un progetto internazionale per generare ambasciatori di pace dentro le aule scolastiche. 

La storia
Carlos Palma è un insegnante uruguaiano che per oltre venticinque anni ha vissuto le lacerazioni, i drammi, la crudeltà delle guerre in Medio Oriente. Uno degli strazi più profondi che ha affrontato da insegnante è stato dover riconoscere, tra i morti di un attacco, i suoi studenti e doverne comunicare la notizia ai genitori. Da questa sua lunga esperienza si è sviluppato Living Peace, un percorso pedagogico di educazione alla pace. “La domanda di un ragazzino palestinese a Gerusalemme, all’inizio dell’Intifada ‘cos’è la pace?’, ‘cosa possiamo fare perché un giorno non ci sia più la guerra?’, mi ha interrogato – racconta Carlos – su cosa io stessi facendo per trasformare la cultura della guerra in una cultura di pace, su quale fosse il mio ruolo nel riportare la pace nel cuore di quei bambini e ragazzi”.

Anzitutto Carlos ha proposto ai suoi alunni di cominciare la giornata lanciando il “Dado della pace”, un cubo dove ogni faccia invita a compiere un’azione pratica di bene e di attenzione all’altro. In seguito, alle ore 12.00 di ogni giorno, ha chiesto di fermarsi un minuto per pregare o per scegliere un impegno di pace. Il Time out delle 12.00 e il dado hanno cambiato la qualità delle relazioni tra gli allievi e anche con i professori, per cui è diventato usuale assistere a scene di perdono, di accoglienza, di aiuto reciproco che hanno inciso non poco sul rendimento scolastico, trasformando la classe e poi l’intera scuola.

Dal 2011 Living Peace ha coinvolto oltre un milione di studenti di 162 nazioni del mondo, arruolando nel suo progetto educativo più di duemila tra scuole, università, parrocchie, istituti penitenziari, movimenti, associazioni, gruppi e ben 72 organizzazioni internazionali sono diventate partner educativi nel percorso di formazione alla pace e al dialogo.

Conoscere
Fatti e numeri sull’educazione
91% – Le iscrizioni all’istruzione primaria nei paesi in via di sviluppo hanno raggiunto il 91%;
1 su 4 – Nei paesi in via di sviluppo, una ragazza su quattro non va a scuola;
750 milioni sono gli adulti ancora analfabeti, due terzi sono donne;
23,3% la percentuale di studenti italiani senza livello minimo di competenza in  lettura.

Agire
– Invia un messaggio di gratitudine ad un insegnante o ad un professore che ha saputo fare la differenza nel tuo percorso formativo;
– Chiedi alla tua scuola o alla scuola di tuo figlio di entrare a far parte del circuito delle scuole di Living Peace;
– Organizza un corso di educazione alla cura dell’ambiente e del pianeta lasciandoti ispirare dal progetto Seguimi;
– Dedica una o due ore del tuo tempo per aiutare uno studente in difficoltà o per migliorare la scuola del tuo quartiere, magari dipingendo una classe o ripulendo le erbacce.

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