Goal 16: Si può essere costruttori di pace e giustizia

Ne sono trascorsi ben 75 di anni da quel 8 maggio 1945 quando la Germania di Hitler si arrese mettendo fine al sangue e alla distruzione della seconda guerra mondiale. La fine di quel conflitto segna anche la nascita dell’Onu che si trova a festeggiare, nel 2020, lo stesso compleanno. La pace cuore del goal 16 dell’Agenda 2030 è ancora un bene raro in certe nazioni e in certi territori e la giustizia che l’Onu ha voluto inserire nello stesso obiettivo è una pratica e uno stile di vita che fa non poca fatica ad affermarsi. La complessità del goal 16 incentrato appunto su pace, giustizia, istituzioni sane è definita da ben 12 obiettivi e 23 indicatori che dovrebbero misurare come funzionano guerra e pace, spese militari e nucleari, diritti umani, corruzione, violenza contro adulti e bambini. La promozione dello stato di diritto e dei diritti umani, la riduzione del flusso di armi illecite e il rafforzamento della partecipazione dei paesi in via di sviluppo alle istituzioni di governance globale contribuiscono alla rinascita di nazioni, territori e comunità. 

La storia 
Quanti sogni si hanno a 20 anni? Quanti ne avevano Chiara Lubich e le sue amiche nella Trento degli anni ’40? Infiniti come quelli di ogni giovane. Laurea, matrimonio, lavoro, casa di proprietà, una parte in un film. Le bombe della seconda guerra mondiale non ne hanno risparmiato neppure uno. Niente università, fidanzato morto, abitazioni dilaniate, disoccupazione e poi fame, tanta e sangue a fiumi. Sibili di aerei sulla città e corse nei rifugi, questa è stata la vita per ben cinque lunghi anni. In quei rifugi però Chiara Lubich, proprio perché ha toccato l’orrore della guerra e della morte senza ragione, ha trovato che l’essenza del Vangelo vissuto, l’amore al prossimo, era l’arma per ricostruire la pace e l’unità dei popoli il suo fine. E così poveri, vedove, ammalati diventano i primi destinatari di questa strategia di pace che porta questa ragazza e altri coetanei e coetanee a rischiare persino la vita pur di sfamare, curare, vestire, salvare. Chiedono scarpe, pane, mele, uova, lavoro e tutto arriva, frutto delle parole del vangelo messe in pratica. La soluzione del conflitto non passa solo dai trattati, ma nasce nel cuore di ciascuno, dalla domanda: “Io cosa posso fare?”. É la domanda che si è fatta Chiara in ogni angolo dei 183 paesi dove il Movimento dei Focolari, immaginato in quei rifugi, è riuscito ad arrivare nel nome del dialogo, della pace e dell’unità. E a questa domanda hanno risposto non solo cristiani, ma buddisti, sikh, indù, musulmani e di religioni tradizionali a riprova che l’amore, l’accoglienza, il perdono sono i pilastri della pace. 

Conoscere I fatti e i numeri degli obiettivi del Goal 16

12 milioni
Sono i bambini rifugiati registrati nel 2019 da un report dell’UNICEF. Le guerre e la violenza hanno costretto alla fuga 3.8 milioni di loro, mentre gli altri 8.2 milioni sono scappati per disastri ambientali.  

70.8 milioni
Sono il numero totale di persone costrette a sfollare a causa di persecuzioni, conflitti, violenze  violazioni dei diritti umani.

10 milioni
É il numero degli apolidi nel mondo, persone a cui è stata negata la nazionalità e i relativi diritti.

1,26 trilioni di dollari
É’ il costo della corruzione, dei furti e dell’evasione fiscale nei paesi in via di sviluppo 1,26 trilioni di dollari all’anno.

49
Le leggi che proteggono le donne dalla violenza domestica non sono state approvate in 49 paesi.

Agire 
La pace e la giustizia partono da gesti piccoli, quotidiani, personali e anche comunitari che riparano un tessuto sociale dilaniato o ci allenano a tirar fuori energie, creatività, gesti di riconciliazione inaspettati. Ve ne proponiamo 3 ispirati alla strategia di pace di Chiara Lubich

Umanità
Oggi mi impegno a guardare agli ultimi, a compiere un atto umano. Chi è ultimo nella mia famiglia, nella mia scuola, nel mio lavoro, nella mia comunità? Lui/lei è il prediletto della mia giornata e voglio compiere un gesto di accoglienza nei suoi confronti.

Un solo pianeta, un solo popolo
Mi sorprendo ad aver paura, dubbi, pensieri razzisti discriminatori, commenti sprezzanti su una persona di un altro Paese, di un’altra fede, di una cultura diversa dalla mia. Oggi provo a ricercare, leggere, capire qualcosa che mi aiuti a informarmi per comprendere la differenza e la ricchezza della diversità e della varietà. E se i dubbi persistono perché non confrontarmi con altre persone, scrivere a un esperto o chiedere un incontro con lui per aprire uno spazio di dialogo nel mio quartiere, nell’azienda dove lavoro, in classe, nella mia chiesa o nel club sportivo?

Riconciliazione
Oggi disarmo il cuore di fronte ad una persona che mi ha ferito. Proverò a scrivere un messaggio, a fare una chiamata, a mandarle una cartolina o portarle un dolce o dei fiori. Oggi mi impegno in un gesto di riconciliazione.

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