Un’alleanza tra generazioni, un nuovo dovere costituzionale a tutela di ambiente ed ecosistemi

di Antonio Diana, presidente della Fondazione Mario Diana onlus 

La Camera dei deputati ha modificato gli articoli 9 e 41 della Costituzione conferendo al nostro pianeta una dignità autonoma

8 febbraio 2022: una data. 468: un numero. Insieme hanno saputo scrivere una pagina bella della storia del nostro Paese: una visione di presente e di futuro che ci rende felici. Straordinariamente felici.

L’8 febbraio 2022, 468 deputati della Camera hanno votato la modifica all’articolo 9 della Costituzione, dove accanto alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico della Nazione, la nostra Repubblica “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”.  Viene poi aggiunto che “la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Un’ulteriore modifica è stata, poi, apportata ad un altro articolo della Costituzione, il 41, dove si regola l’esercizio dell’iniziativa economica e si stabilisce che questa non possa svolgersi a danno della salute e dell’ambiente: paradigmi da tutelare al pari della sicurezza, della libertà e della dignità umana, già presenti nella norma. Il voto sulla modifica a questi articoli è stato un plebiscito che ha evitato il ricorso al referendum consultivo a prova che esistono ancora temi sui cui il Paese può e sa esprimersi in maniera unitaria.

La tutela dell’ambiente e quindi la sostenibilità, la lotta contro la crisi climatica e il consumo in eccesso di materia diventano, finalmente, parte integrante della nostra identità di Paese, sommandosi a quei diritti e doveri che definiscono i valori della nostra comunità e le basi della sua coesione. E’ un grande traguardo per tutti noi e per la nostra Carta costituzionale che si conferma capace di cambiare assieme ai tempi e di essere all’altezza di sfide nuove, a fianco di tanti altri paesi europei.

I governi dal Nord al Sud del mondo hanno iniziato ad agire, anche se timidamente e con modalità non sempre coerenti. Le istituzioni internazionali hanno tracciato strade da percorrere, talvolta ignorate o contestate. E noi? L’anello mancante in questo processo di trasformazione o meglio di transizione rischia di essere il cambiamento culturale richiesto al nostro modo di pensare e di agire. Senza quel cambio di passo, senza un patto con la parte giovane delle nostre comunità, senza lo sviluppo di modelli generativi, inclusivi e sostenibili, i nuovi commi alla Costituzione resteranno principi, che non ci impegneranno nel dovere di esercitare un diritto nei confronti dell’ecosistema, degli animali, del futuro dei nostri figli.

Ogni riforma in materia ambientale nel nostro paese ha accompagnato anche tappe della mia formazione e delle mie scelte imprenditoriali. Nel 1982 la prima la legge in materia di recupero ha consolidato una visione di futuro aziendale fatta di recupero, riciclo e valorizzazione delle risorse disperse sul territorio. Nel 1997 il decreto Ronchi è diventato propulsore nella sviluppo di un progetto industriale a supporto della raccolta differenziata, del recupero di materia e della sostenibilità. La riforma dell’articolo 9 richiede di siglare un’alleanza tra generazioni nella scelta comune dell’essenzialità.

I giovani hanno dimostrato con determinazione, un’insaziabile sete di nuovo, di futuro e di un modo fondamentalmente diverso di pensare allo sviluppo e al progresso della società. Eppure anche loro, come noi, sono presi nella spirale del consumo, talvolta così low cost e a portata di click, che è difficile resistervi e valutarne l’impatto sull’ambiente. Ecco perché serve un’alleanza nel nome dell’essenzialità: non per rinunciare, ma per dare priorità. Dare priorità a ciò che limita il mio impatto sul pianeta, a ciò che può essere riusato, a ciò che una volta riciclato può riavere una nuova vita, alla mobilità pubblica, alla cura nei consumi, a quei gesti quotidiani e piccoli che rendono la Costituzione non una somma di norme, ma diritti e doveri che camminano sulle nostre gambe, si articolano con la nostra creatività, dettano cambiamenti ispirati dalle nostre scelte. A questa alleanza non possiamo sottrarci né come adulti, né come giovani: il nostro pianeta ci sarà grato.