Lino e Mimmo, una storia di resistenza contadina

di Marco Miggiano, responsabile della comunicazione della Fondazione Mario Diana onlus

Questa è una storia di resistenza contadina, di due fratelli che decidono di colmare quel salto generazionale che ha portato i loro genitori a scegliere il “posto fisso” piuttosto che il lavoro nei campi del nonno. Nonno Domenico, il protagonista di questa storia; è lui che dopo una vita a “zappare”, stanco, si ritira. I figli ormai sistemati, i nipoti vivaci e spensierati. Lino e Mimmo Barbiero crescono così, per boschi, in campagna, con i suoi racconti di quel lavoro difficile e lo apprezzano, si sentono legati a quella terra. E allora nonno Domenico decide di regalare loro la cosa più preziosa che possiede, conservata per anni in una credenza. Sono piccoli semi antichi, quelli che coltivava lui più di 50 anni fa, qualità che oggi non si trovano più. Semi di legumi, di pomodori autoctoni, che si adattano a quella terra di Villa Santa Croce vicino Caserta, un terreno argilloso, a 500 metri sul livello del mare dove di acqua ce n’è poca, un terreno difficile.

Mimmo e Lino decidono quindi di aprire la loro azienda agricola, decidono di coltivare quei semi antichi e dopo una lunga gavetta contadina, prova dopo prova, ora sono gli unici a coltivare il pomodoro riccio, una cultivar locale coltivata dal 1800, e il il fagiolo “curnciello”. Hanno intervistato i vecchi contadini del luogo, hanno appreso le tecniche di una volta, hanno ridato vita a culture naturali in via d’estinzione, hanno difeso la loro terra. I loro legumi sono semplicemente naturali, li piantano e li raccolgono, rispettando appunto il naturale processo della natura. La loro non è una agricoltura convenzionale, hanno scelto di custodire non solo i sapori di una volta, ma anche e soprattutto la terra che li ha visti crescere. Questa è la vera essenza della loro scelta, conservare i terreni, difenderli, rispettarli, non sciuparli “che poi è peccato”, come dicono i vecchi contadini come nonno Domenico. “Se non coltivassimo qui, questi prodotti e in questo modo, avremmo già perso. Guai a toccare la nostra terra”.