Goal 10 – Se un muratore donna riduce le diseguaglianze

Dare lavoro, restituire dignità, ricostruire una comunità è possibile, sia a Caserta che nello Yemen

Foto di UNDP Yemen.

L’obiettivo 10 dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile mira a ridurre le diseguaglianze di reddito, età, disabilità, razza, classe, etnia, religione e opportunità. Sappiamo già dai dati statistici, che il post Coronavirus sta incidendo sui divari, soprattutto di reddito e opportunità per il 40% degli italiani poveri. Le situazioni di bisogno, in molte comunità in Italia e all’estero, sono quelle che spesso spingono nelle braccia del lavoro nero, dell’illegalità e della criminalità. Chi ha toccato il bisogno e si è lasciato ferire dalla miseria, non riesce a stare con le mani in mano: un pò come Mario Diana, a cui è si ispira la mission della Fondazione che porta il suo nome. Dare lavoro era un’urgenza impellente per lui. Salvare dalla strada i suoi concittadini, i giovani, innovando, andando oltre i limiti della burocrazia e del territorio, erano i suoi obiettivi. Un impegno non condiviso da chi quel territorio, invece, voleva governarlo con il sangue e la paura. Il 26 giugno di 35 anni fa, Mario Diana venne assassinato, ma non il suo sogno di ridurre le diseguaglianze e la miseria; un sogno che continua a vivere attraverso le aziende di famiglia e attraverso i tanti progetti sociali di inclusività, sviluppo e futuro. Queste parole valgono per il territorio casertano, dove Mario viveva, ma sono parole che costruiscono opportunità anche in luoghi distanti, come lo Yemen.

La storia. La guerra civile dello Yemen ha avuto un grave impatto sul sistema educativo del Paese. Ben 5 milioni di studenti hanno abbandonato la scuola, mentre gli edifici scolastici si sono trasformati in rifugio per gli sfollati; alloggio dei gruppi terroristici o cumuli di macerie. Ben 3.600 sono finiti sotto la furia delle armi. Sono stati poi tagliati gli stipendi agli insegnanti e sono state distrutte le attrezzature per stampare materiale scolastico. Zamzam Saleh Al Azab, una professoressa di matematica, lavorava nella scuola di Al-Hassan Al Hamdani, ma non ricevendo alcuno stipendio ha dovuto cercare un altro lavoro. Un progetto della Banca Mondiale e dell’agenzia Onu per lo sviluppo ha ingaggiato Zamzam nel ristrutturare la sua scuola: ridipingendo le pareti, riparando i buchi dei proiettili, ripiantando gli alberi. L’insegnante si è trasformata in muratore.  Al suo fianco è scesa anche la mamma e altre donne che rifacendo strade ed edifici pubblici sono diventate pilastri portanti della ricostruzione. “Il lavoro è duro e il denaro non è sufficiente – spiega Zamzam, attraverso il velo che le copre il volto – Almeno, attraverso questo progetto, posso vedere rifiorire la vita sui muri della scuola invece di vederne solo la caduta a causa del conflitto”. La guerra ha cambiato alcune barriere socio-economiche che tradizionalmente hanno trattenuto le donne dall’impegnarsi in lavori fisici e da manovale. Oggi ben 3.700 progetti di ristrutturazione sono a conduzione femminile e occupano 63mila donne.

Conoscere. I numeri delle diseguaglianze
23° È il posto occupato dall’Italia nella lista dei 28 Paesi europei a causa della diseguaglianza economica;
1% della popolazione più abbiente del mondo ha la stessa ricchezza del 70% della popolazione povera;
2x  Le donne trascorrono in media il doppio del tempo in lavori domestici non retribuiti rispetto agli uomini;
12,5 miliardi le ore in lavoro di cura non retribuito, svolto ogni giorno dalle donne. Il loro valore sarebbe di 10,8 trilioni di dollari all’anno.

Agire
– Nella tua città ci sono spazi riservati alle persone con disabilità? I marciapiedi favoriscono la loro mobilità? Fai attenzione e segnala ai tuoi amministratori locali se il tuo quartiere è inclusivo e riduce le disuguaglianze.
– I rifugiati hanno accesso ai servizi necessari alla tutela della loro dignità? Scopri i progetti di accoglienza nella tua comunità e offri qualche ora del tuo tempo libero per insegnare la lingua, istruirli sulla città e sulle tradizioni, anche online.
– Gli anziani sono il patrimonio di una comunità. Crea un progetto che li faccia sentire valorizzati. Metti al servizio la tua conoscenza della tecnologia per metterli in rete con altri. Riduci la diseguaglianza anche nell’uso dei mezzi di comunicazione.

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